EUROPAFRICA – SpaziOttagoni - 25-29 Maggio - Roma, Via Goffredo Mameli 9
Inaugurazione mostra: 25 maggio ore 19
Galleria: SPAZIOTTAGONI
Indirizzo: Via Goffredo Mameli 9 - Roma
Periodo: 25-29 maggio 2011
Orario: 17.00/20.00
Titolo: EuropAfrica
Artisti: Rossella Alessandrucci, Luigi Ballarin, Alberto Baumann, Simone Vera Bath, Giancarlino Benedetti Corcos, Claudia Berardinelli, Paolo Camiz, Francesca Cataldi, Giulia Colletti, Osvaldo Contenti, Silvia Dayan, Michele De Luca, Gerardo Di Salvatore, Gabriella Di Trani, Roberta Filippi, Martina Fiorentino, Eva Fischer, Stefano Frasca, Salvatore Giunta, Jonathan Hynd, Kalos, Silvana Leonardi, Massimo Liberti, Mario Lo Prete, Lughia, Maria Grazia Lunghi, Paolino Mancini, Teresa Mancini, Anna Massinissa, Gabriele Mazzara, Pancho Monty Ray Garrison, Massimo Napoli, Giordana Napolitano, Massimo Nicotra, Sara Palleria, Marcello Paternesi, Patrizia Pieri, Paolo Pompeo, Eliana Prosperi, Ferdinando Provera, Elvi Ratti, Rodolfo Roschini, Jack Sal, Simona Salvuccelli Ranchi, Angela Scappaticci, Barbara Schaffer, Roberto Silvestrini Garcia, Spiritoliberok, Ivano Tomat
Curatori: Vittorio Pavoncello, Giuseppe Salerno
Inaugurazione: mercoledì 25 maggio ore 19.00
Da un’idea di Vittorio Pavoncello un gemellaggio virtuale tra il Giorno della Memoria (27 gennaio) e la Giornata Mondiale dell’Africa (25 maggio) 50 artisti offrono il loro libero contributo alla trattazione di tematiche sul razzismo che accomunano le due ricorrenze.
Le influenze dell'arte africana sulle avanguardie del ventesimo secolo sono ben note tanto da essere incluse in ciò che i nazisti definirono "arte degenerata". Ciò che risulta curioso, paradossale e inquietante è il fatto che mentre l'arte occidentale andava sempre più aprendosi a mondi e culture altre, senza alcuna discriminazione razziale e prefigurando quella che sarebbe divenuto un pianeta multiculturale, la società si chiudeva in forme di segregazione sempre più ferree fino a giungere all'eliminazione sia delle persone fisiche sia delle arti che a quella mescolanza di forme e modelli si andava ispirando. Gli artisti delle avanguardie storiche, nell’aprirsi alle forme d’arte africana, sperimentavano in senso positivo quella de soggettivazione dell’identità che nei lager nazisti veniva imposta come privazione di qualunque diritto umano. Molti furono gli artisti che s’ispirano alle teorie intraviste, nelle sculture e geometrie decorative africane, come nuove forme di interazione dello spazio e del tempo. Fra questi Picasso, Braque, Derain, Matisse, Kleee Modigliani, per citarne solo alcuni.
Una mostra che unisca oggi artisti contemporanei su temi che vanno dall'avanguardie storiche, alla schiavitù, alla Shoah, all’Africa e all’Europa incrementa il dialogo fra i due continenti, quello europeo e quello africano, in un unico spazio culturale unito dall’arte. E come gli artisti occidentali vedevano nei volti delle maschere africane un archetipo con il quale confrontarsi, oggi, che sempre più i volti i gesti della shoah ci appaiono come maschere, il confronto è con un archetipo che è la stessa memoria.
La rassegna si arricchisce, nei giorni di esposizione delle opere, con i seguenti eventi:
25 maggio h 19
“Variazioni su Al Jolson” ovvero “Il Dolore del Contrasto”
Ro’ Rocchi performance
Alpha Dieme ai tamburi
h 20
ONDULA MOVULA
Isabella Venantini danza
AFRO-EMBE’ di Artale Afro Percussion Band musica
26 maggio h 18
Laura Boldrini e Anna Foa
(Immigrazioni e concetto di Genocidio)
incontro
27 maggio h 18
Gemma Vecchio Associazione Casa Africa
Incontro
28 maggio h 18
letture dei poeti
Roberto Piperno, Deborah D’Agostino, Ribka Sibhatu , Ndjock Ngana, Michele De Luca,Michela Zanarella, Rossella Pompeo, Lucia Cenni
“I piedi di Abele Bikila” spettacolo performance di Stefano Lucarelli
Galleria Spazio Ottagoni
Via Goffredo Mameli, 9 –00153 Roma
Contatti: Vittorio Pavoncello ecad@live.it 366 4545656
SpaziOttagoni www.spaziottagoni.com 335 6158199
“RIO” di Carlos Saldanha
Recensione di Osvaldo Contenti
Quando tra le spettacolari immagini in 3D di “RIO” appare l’imponente statua del Cristo Redentore (opera di Paul Landowski), a braccia aperte e a picco sulla baia di Rio de Janeiro, accompagnata dalle caldissime e trascinanti note del “Mas que nada” interpretato da Sergio Mendes, non c’è bisogno di essere degli esperti d’arte per apprezzare una delle sette meraviglie del mondo moderno, e con essa un film d’animazione di rara bellezza, che coniuga gli sfavillanti colori della fauna brasiliana ai ritmi frenetici, al samba del carnevale di Rio e al calore di un popolo che da sempre è maestro nella gioia di vivere.
Un potente imprinting da Pais tropical, cromatico e musicale, che il regista Carlos Saldanha, forte dell’esperienza acquisita con L’era glaciale 2 e 3, ha trasposto con un uso dell’mdp votato all’azione e al movimento fluidi, in cui gli ambienti e i personaggi sembrano essere un tutt’uno, con l’ausilio di un’ampia tavolozza digitale, che il team degli Effetti e del 3D dei Blue Sky Studios ha tradotto osservando i colori e il piumaggio dei pennuti ospitati in uno zoo del Bronx, registrando e riproponendo anche i loro movimenti più tipici…
SEGUE SU PITTURAEDINTORNI.IT >>
“DYLAN DOG – IL FILM” di Kevin Munroe

Recensione di Osvaldo Contenti
“È sempre molto difficile realizzare la versione cinematografica di un fumetto”, ha ammesso senza reticenze il regista Kevin Munroe durante la conferenza stampa romana che ha presentato “DYLAN DOG – Il FILM”. “Specialmente – ha aggiunto – se si tratta di un fumetto amato e seguito da milioni di affezionati lettori, che inevitabilmente nel film si aspetteranno di trovare citazioni, personaggi e atmosfere legate a doppio filo all’investigatore dell’incubo”. “E in questo – ha concluso Munroe – mi sento di dire che il film è fedele allo spirito del fumetto, anche se ovviamente una qualsiasi pellicola non potrà mai essere un copia-incolla delle tavole di un comics”.
Quindi, gli aficionados di Dylan Dog in versione fumetto sono avvisati, perché se è vero che nel film la giacca nera, la camicia rossa, i jeans, il “Giuda ballerino!” e il “quinto senso e mezzo” riecheggiano ogni tratto caratteristico del nostro, è anche vero che il regista si è concesso ampi margini di libertà espressiva, spesso introducendo una sua idea del personaggio creato da Tiziano Sclavi…
SEGUE SU PITTURAEDINTORNI.IT >>
Il Corso “Forma e Colore” su www.pitturaedintorni.it
Articolo di Roberto Fabbretti
Esistono molti modi per allenarsi alla comprensione dell’arte: visitare mostre e musei, leggere accurate monografie di artisti, aggiornarsi sulle tendenze di quelli a noi contemporanei. Ma nulla di tutto questo vale quanto un esercizio che metta alla prova il nostro connaturato talento artistico, o comunque il desiderio di viaggiare a bordo dei veicoli d’arte più rinomati e rappresentativi: la scultura e la pittura, meglio se approcciati in giovane età, quando “Un’opera d’arte è soprattutto un’avventura della mente”, come osservò acutamente il drammaturgo Eugène Ionesco.
Ed è con questo spirito che il Maestro d’arte Osvaldo Contenti, da lungo tempo collaboratore giornalistico del Portale d’Arte Pittura & dintorni per la rubrica “Art Movie”, ha avviato un corso denominato “Forma e Colore”, dove ad un gruppo di giovanissimi studenti insegna a modellare la creta e successivamente a decorarla, compendiando in una singola attività artistica il duplice insegnamento della scultura e della pittura.
Un’iniziativa posta in essere grazie al vivo interesse e patrocinio della Dott.ssa Marilena Pera, Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo Viale dei Consoli 16, plesso: Scuola Media di I grado di Via Sestio Menas 57, in Roma, dove il nostro può svolgere il suo corso d’arte in un calendario di 20 lezioni pratiche, disponendo di un’aula adibita alle materie artistiche e con l’ulteriore possibilità, a fine corso, di organizzare all’interno del suddetto I.C. una mostra di tutti i lavori realizzati dagli allievi…
SEGUE SU PITTURAEDINTORNI.IT >>
http://www.pitturaedintorni.it/ldg/formaecolore.htm
“BLACK” di Daniele Marcori al Teatro Antigone di Roma

Recensione di Osvaldo Contenti
All’interno di un format molto ben strutturato, che abbina l’abilità di attori improvvisatori professionisti alla partecipazione attiva degli spettatori, “BLACK”, per la regia di Daniele Marcori, andato in scena al Teatro Antigone di Roma il 26 e il 27 Febbraio scorsi, si presenta come uno spettacolo fortemente innovativo nel panorama teatrale nazionale.
E non solo perché l’improvvisazione rappresenta il vertice più alto del mestiere dell’attore, ma anche perché la QFC (Quella Famosa Compagnia), nella pièce in questione, ha saputo dosare con perfetto equilibrio i momenti comici e quelli drammatici, in un assieme ricco di interpretazioni di alto livello qualitativo, sia nei monologhi dai toni più gravi, di cui si è resa ottima interprete l’intensa attrice Susanna Cantelmo, sia nei momenti di allegra baraonda, giocata sui ritmi della farsa giocosa, che ha visto Massimo Ceccovecchi e Alessandro Cassoni come eccellenti interpreti…
SEGUE SU PALCOSCENICO >>
“RANGO” di Gore Verbinski

recensione di Osvaldo Contenti
I disegnatori di “RANGO”, uno splendido film d’animazione ben diretto da Gore Verbinski, hanno attinto le espressioni da apportare ai personaggi da quelle degli attori, che il regista ha ripreso in High Definition durante tutte le sessioni di doppiaggio.
Questo perché Verbinski volela che ogni personaggio animato fosse il più aderente possibile alle voci e alla mimica facciale dei doppiatori, in specie per Johnny Depp, che nel film in versione originale ha prestato la voce alla star del film: Rango, una lucertola che sbalzata fuori da un terrario domestico si ritrova nel bel mezzo del deserto del Mojave, con scarsissime possibilità di sopravvivenza.
Invece, Rango, aiutato dalla lucertolina Borlotta, non solo sopravvive, ma raggiungendo un’aridissima cittadina del West, non a caso chiamata Polvere, ne diventa rocambolescamente lo Sceriffo, e quindi l’eroe, in grado di risolvere il suo problema endemico: la siccità, che rischia di fare secca ogni forma vivente sul suolo di quella inospitale contrada...
SEGUE SU PITTURAEDINTORNI.IT >>
http://www.pitturaedintorni.it/artmovie.htm
Il Corso “FORMA E COLORE” su Repubblica@SCUOLA
Grazie alla pubblicazione in rete effettuata dal Prof. Raffaele Crispino, docente di Matematica e Scienze, a Roma, nell’I.C. Viale dei Consoli - plesso: Via Sestio Menas 57, la notizia del CORSO “FORMA E COLORE” è presente in una pagina di Repubblica@SCUOLA. E non solo, perché i lavori degli allievi iscritti al corso sono anch’essi on line, su mclink.it, alla pagina Novità e curiosità. Grazie mille, professore!
CORSO “FORMA E COLORE”
Da qualche settimana, presso l’I.C. Viale dei Consoli 16 – plesso: Via Sestio Menas 57, diretto dalla Dirigente Scolastica Dott.ssa Marilena Pera, ho avviato un corso intitolato “FORMA E COLORE”, dove a dei giovanissimi allievi (tutti iscritti alla prime classi della Scuola Media) insegno a modellare la creta e quindi a decorare tali sculture con l’ausilio di semplici colori a tempera. Un’attività artistica che, con mia grande sorpresa, ha avuto riscontri positivi anche da parte di discenti alla loro prima esperienza, sia nel campo della scultura che della pittura. Tra loro, addirittura, c’è già chi mostra un talento artistico di livello molto promettente, come potete rilevare dalle foto in miniatura di alcuni lavori realizzati dalle ragazze e dai ragazzi che frequentano il corso.
“CENA CON VERTEBRA” di Carlo Dilonardo al Teatro Antigone di Roma

recensione di Osvaldo Contenti
Negli accoglienti spazi del Teatro Antigone, a Roma, ho assistito a una commedia davvero sorprendente, ben allestita sia dal punto di vista registico che da quello attoriale.
Difatti, “CENA CON VERTEBRA”, tratta da un ottimo testo di Franca Zucca, per la regia di Carlo Dilonardo, è una commedia che viaggia tra il grottesco e l’onirico con stupefacente sagacia, mai caricando i toni interpretativi, bensì preparandoci pian piano a un sottile crescendo atto ad accompagnarci con complice leggerezza a un finale inatteso, ancora una volta sospeso tra sogno e realtà.
Perché è proprio in una sorta di limbo tra sonno e veglia che il protagonista principale, Osvaldo, egregiamente interpretato da Andrea Cannucciari, si presenta a noi, comprensibilmente frastornato, dopo aver trafugato dalla salma del padre una sua reliquia ossea, una vertebra che certamente rappresenta un pegno d’amore, ma che altrettanto indubbiamente non può essere trattato alla stregua di un soprammobile o di un comune oggetto d’arredo. Quindi, che farne? Conservarlo, e dove, o riportarlo indietro?
SEGUE SU PALCOSCENICO >>
http://www.palcoweb.net/Argomenti/2011/CarloDilonardo/
150° anniversario dell’Unità d’Italia


“IMMATURI” di Paolo Genovese

Esami di immaturità per Raoul Bova & Co.
recensione di Osvaldo Contenti
Frizzante e riflessiva, verosimile e divertente. Sono queste le principali qualità di “IMMATURI”, una commedia davvero ben riuscita del regista Paolo Genovese, che ha realizzato anche il soggetto e la sceneggiatura del film.
Così, a poche settimane dall’uscita in dicembre del suo “La Banda dei Babbi Natale”, con Aldo Giovanni e Giacomo, caso più unico che raro nel panorama cinematografico italiano, il regista romano si ripresenta sul grande schermo già dal prossimo 21 gennaio, con questa nuova commedia dallo stile assai agile, ben sostenuta da un cast incline in tutte le sue declinazioni ad una recitazione brillante e convincente.
Un nutrito cast artistico, composto principalmente da Raoul Bova (Giorgio), Barbora Bobulova (Luisa), Ricky Memphis (Lorenzo), Ambra Angiolini (Francesca), Luca Bizzarri (Piero), Paolo Kessisoglu (Virgilio) e Anita Caprioli (Eleonora), anche molto affiatato nel saper rappresentare le storie individuali, poi interlacciate, di un gruppo di quasi quarantenni, che dopo vent’anni riannoda i rapporti col gruppo degli ex compagni di liceo a causa di un esame di maturità annullato per questioni burocratiche...
SEGUE SU PALCOSCENICO >>
http://www.palcoweb.net/Argomenti/2011/immaturi/
“BENVENUTI AL SUD” di Luca Miniero
recensione di Osvaldo Contenti
Risate a non finire in un film che mette alla berlina una sfilza di pregiudizi legati alle regioni dell’Italia del sud, grazie al perfetto meccanismo di situazioni bizzarre che sfociano nell’assurdo quando traducono, esasperandoli, i luoghi comuni relativi ai cosiddetti “terroni” e al loro colorito stile di vita.
Si tratta di “BENVENUTI AL SUD”, per la regia di Luca Miniero, con un cast di attori in cui spiccano, per affiatamento e bravura, Claudio Bisio, Anna Finocchiaro e Alessandro Siani, capaci come pochi di tenere alti i ritmi della comicità anche in una commedia brillante di lungo respiro.
In una trama già felicemente collaudata nel film “Giù al Nord” (titolo orig. “Bienvenue chez le Ch'tis“), di Dany Boon, che Miniero, grazie all’ottimo adattamento di Massimo Gaudioso, allaccia alla realtà italiana più in fase di riuscito “make up” che di un semplice remake.
Difatti, “BENVENUTI AL SUD” narra la vicenda tutta italiana di Alberto (Claudio Bisio), responsabile di un ufficio postale di un comune della Brianza, che incalzato dalla moglie Silvia (Anna Finocchiaro), pur di ottenere il trasferimento in un ufficio postale di Milano, si spaccia per invalido onde salire di graduatoria. Scoperto l’inganno, i responsabili di Poste Italiane trasferiscono Alberto in un paesino della Campania, dove il nostro, pervaso da pregiudizi di ogni sorta, si aspetta di trovare solo camorristi, cumuli di spazzatura per le strade e un’orda di scansafatiche.
Invece, con sua grande sorpresa, Alberto trova persone amabili, ospitali e laboriose, sia nell’ufficio postale che fuori, in un territorio con panorami da sogno che al nord poteva solo immaginare. Tutto bene perciò, ma come dirlo a Silvia? Da qui una serie di esilaranti gag che si rifanno alla commedia degli equivoci, di situazioni paradossali figlie del pregiudizio e neanche lontanissime parenti della vera realtà del sud.
Dunque, Luca Miniero, con “BENVENUTI AL SUD”, conferma la sua vocazione ad essere un regista di denuncia e condanna degli stereotipi che affliggono la società italiana, con una solida vena grottesca, senza inutili indulgenze verso il turpiloquio e la volgarità, che ne fanno un autore da seguire con attenzione per questo ed altri futuri film.
Una battuta del film
“Poi il problema è che lì sono tutti terroni: uomini, donne, bambini. Tutti terroni, capito? Anche gli animali. I gatti sono terroni, le vacche, i pollastri, i vitelli. Tutti sono terroni!”.
Trailer
http://www.youtube.com/watch?v=tRasNyEOCOg&feature=youtube_gdata_player
“LA REGINA DEI CASTELLI DI CARTA” di Daniel Alfredson

recensione di Osvaldo Contenti
Con “La regina dei castelli di carta” si chiude la trilogia conosciuta come Millennium, ispirata ai romanzi di Stieg Larsson, che sul grande schermo ha esordito con un primo, acclamatissimo episodio intitolato “Uomini che odiano le donne”, per la regia di Niels Arden Oplev, seguito dal successivo “La ragazza che giocava con il fuoco”, diretto da Daniel Alfredson, che firma anche questo terzo e conclusivo film della serie.
Un terzo episodio dove la protagonista Lisbeth Salander (la sempre più inquietante, taciturna e brava Noomi Rapace) è ricoverata in fin di vita nello stesso ospedale che ospita il suo torturatore, il padre Alexander Zalachenko (Georgi Staykov), ex spia dell’URSS, poi passato ai servizi segreti svedesi, che può ricattare perché in possesso di informazioni scottanti, che di fatto costituiscono una sorta di salvacondotto per gli orrendi crimini commessi da “Zala” anche in ambito famigliare…
SEGUE SU PALCOWEB.NET >>
http://www.palcoweb.net/Argomenti/2010/DanielAlfredson/
“MARE INVISIBILE” di Filadelfo Giuliano
recensione e conversazione con l’autore di Osvaldo Contenti
Il romanzo di Filadelfo Giuliano è un noir di tipo metropolitano, ambientato principalmente a Catania e a Praga, che con una buona dose di realismo e un attento occhio critico analizza le grandezze e le contraddizioni dell’importante capoluogo di provincia siciliano, assieme a quelle della capitale della Repubblica Ceca, che nel libro in questione sono legate a doppio filo da una comune trama di malavita organizzata.
Temi di infiltrazione mafiosa che riportano subito alla mente il Leonardo Sciascia de Il giorno della civetta o di Todo modo, ma che Giuliano, a mio modo di vedere (lo verificheremo in una delle domande poste di seguito all’autore), declina in modo differente rispetto al grande scrittore siciliano, puntando i riflettori più sull’uomo che sulla società che lo circonda, accendendo anche dei flash autobiografici, in una soggettiva dove il narratore e il personaggio principale della storia sono una cosa sola.
In tale ottica, “Mare invisibile” (Azimut editore), propone una trama investigativa mai fine a se stessa, bensì orientata a mettere a fuoco il malaffare e il degrado che va espandendosi nelle città sopracitate, ma con la peculiarità di rapportarsi sempre alla situazione di ogni singolo personaggio. Come se questi attori, visti come “pezzi” di un grande gioco di scacchi, acquisissero importanza non per il ruolo in sé, ma per le “mosse” e le posizioni che via via andranno ad assumere nel dipanarsi delle varie vicende. L’uomo al centro del suo destino è quindi il fulcro del romanzo di Filadelfo Giuliano. Un’impostazione molto netta, che il lettore farà bene ad adottare come chiave di lettura di tutto il racconto…
SEGUE SU PALCOWEB.NET >>
http://www.palcoweb.net/Argomenti/2010/FiladelfoGiuliano/
Note biografiche dell’autore
Filadelfo Giuliano è nato a Catania. Vive e lavora a Vicenza. Si occupa di letteratura ceca e ha tradotto in italiano: Eravamo in cinque di Karel Polacek; lo scrittore Tomas Garrigue Masaryk; e, per Salani, I ragazzi di velluto di Sheila Och. Con Azimut ha pubblicato, nel 2008, Ritorno in Sicilia, vincitore del Premio “A sud di Tunisi”, Città di Portopalo.
In libreria e on line
“Mare invisibile” di Filadelfo Giuliano è acquistabile in tutte le librerie della catena Feltrinelli e nel sito di questo stesso editore all’indirizzo:
e nel sito deastore.com in:
http://www.deastore.com/libro/mare-invisibile-filadelfo-giuliano-azimut-roma-/9788860031129.html
Sito dell’editore
CAPELLI A PENTAGRAMMA
Metà clown e metà musicista, Nina porta a spasso i suoi capelli a pentagramma in qualsiasi piazza europea che le sia simpatica. Poi, a colpi di schiocchi di lingua, accompagnati da squilli di trombette, canta le cover più note, storpiando il testo delle canzoni con un inglese germanizzato o con uno spagnolo accentato alla francese, passando a un inventato “italiese” solo per le “canzouni”, come dice lei, più “pompalacrime”. Ogni lingua nazionale viene accompagnata dalla buffa pantomima che caratterizza il vezzo saliente di un popolo, e i turisti ridono a crepapelle perché si riconoscono immediatamente in quelle spassose parodie. Grazie a Nina, insomma, l’Europa sembra potersi riassumere in una piccola piazza, in cui l’umorismo diventa l’esperanto della simpatia.
“FORSE TU S Ì” DI FRANCESCA BERTOLDI

recensione e conversazione con l’autrice di Osvaldo Contenti
Francesca Bertoldi, nella sua raccolta di trentaquattro racconti e poesie, intitolata “FORSE TU SÌ”, edita da Giulio Perrone, scrive e descrive la vita che ci circonda utilizzando una specie di slow motion applicato alla narrativa. Un effetto a rallentatore che per sua natura ci fornisce tutto il tempo che vogliamo per osservare e comprendere dei momenti di quotidianità che altrimenti andrebbero perduti.
Una tecnica solitamente usata in cinematografia per enfatizzare degli atti particolarmente eroici o degli incontri romantici, ma che invece l’autrice utilizza per centellinare e sottolineare la sofferenza fisica, la distruzione dei sentimenti e la fatica dell’esistere.
Tutto questo in una serie di pulsanti rappresentazioni iperveriste, che in ogni storia, anche in quelle in versione poetica, spazzano via in un solo colpo tutti gli eufemismi e le ipocrisie tanto care alle società contemporanee, dove sembra basti possedere un nuovo tipo di cellulare per vivere in spensierata felicità…
SEGUE SU PALCOWEB.NET >>
http://www.palcoweb.net/Argomenti/2010/FrancescaBertoldi/
StimolAzioni Musicali
Il carburante del mio motore artistico è da sempre un’attenta e dosata miscela di musica classica e/o moderna che accompagna in lieve sottofondo la mia attività pittorica. Ma col passare del tempo mi sono reso conto che il timbro e i colori di una data opera possono accordarsi non con tutte ma solo con delle precise espressioni musicali, che quindi devo scegliere a monte, prima di dispormi dinanzi al cavalletto. Così, estraendo dei brani dalla mia amplissima raccolta di vinili e cd, ho masterizzato una ventina di diverse compilation atte a stimolare dei distinti momenti creativi. E la cosa funziona, perché, ad esempio, un brano ad hoc degli U2, di Pino Daniele o di Patty Smith ben si accorda con una pittura potente e dai colori aggressivi, diversamente dai Pink Floyd, tramite i quali la mia inclinazione surrealista viene pienamente soddisfatta. Quando invece mi accingo a dipingere con passione e sentimento ho assoluto bisogno di ascoltare Chopin o il più romantico Tchaikovsky, mentre per le composizioni a carattere onirico è quasi sempre Stravinskij a darmi una mano. Ma questi sono solo degli esempi, perché sono innumerevoli i musicartisti che da decenni mi regalano straordinarie stimolazioni musicali. Ed è a tutti loro che dedico, ringraziandoli, quest’opera che li rappresenta come luccicanti esserini produci-sinapsi, senza i quali i miei colori non sarebbero udibili.
FRAMMENTI DI MEMORIA
Colori sverniciati dal tempo. Occhi su occhi, profondi e sbiaditi. Poi il ricordo si fa presente e la memoria diventa di miele, facendomi sorridere. Perché lo specchio che pian piano si ricostruisce davanti ai miei occhi finalmente ha un senso: storie su storie compongono ritratti in sequenza che poi si fissano in uno solo, assolutamente simbolico, realizzato con le diverse tessere di tutte le persone che ho amato. Frammenti di memoria che ricompongono il mosaico del mio amore per ciò che rappresentano e che sono, in un rapporto inscindibile tra me e loro.
CONSIGLI DIALETTALI PER LE PROSSIME REGIONALI

Un pericoloso ciarlatano di nome Berlusca, ha recentemente tentato di mettere il bavaglio all’informazione televisiva nazionale relativa alle prossime elezioni regionali. Un’operazione non perfettamente riuscita, stando al successo delle centinaia di migliaia di collegamenti on line riscossi dalla trasmissione “Raiperunanotte” da tutta Italia. Un coro di impliciti dissensi rivolti al nostro, che se fossero andati in onda regione per regione (per quelle interessate alle prossime elezioni), probabilmente sarebbero risuonati all’incirca così:
Piemonte: I tort a treuva mai d’allog!
Lombardia: Ma va a ciapà i ratt!
Veneto: Chi pissa contro vento, el se bagna le braghe!
Liguria: Chi vanta e seu méie, l’è segno che son marçe!
Emilia-Romagna: Il muschi i gh’én sèt més a l’an, i rompabàl tüt l’an!
Toscana: Si fa come quello che si tagliò i cinci pe’ fa’ dispetto alla moglie!
Marche: Se non te voli smerdà, su lu stabbiaru non caminà!
Umbria: Chi rubba ccià la robba, chi lavora ccià la gobba!
Lazio: Male nun fà, paura nun avè.
Campania: 'A collera è fatta a cuòppo e chi s’'a piglia se schiatta 'ncuòrpo!
Puglia: E castignate su comu e foje: ci le mina se le ccoje!
Basilicata: Santa Rita, doppu arrubbata, si faciviti i porti 'i ferru!
Calabria: A troppa cumpidenza è patruna da mala crianza!
Concorso letterario: "Giovani Blues - Sulle orme di Pier Vittorio Tondelli"
RICEVO E MOLTO VOLENTIERI PUBBLICO IL SEGUENTE COMUNICATO.
Fonte: mokaweb (info@mokaweb.it)
Concorso letterario: "Giovani Blues - Sulle orme di Pier Vittorio Tondelli"
La Casa Editrice "Edizioni Amande" indice il concorso letterario nazionale "Sulle orme di Pier Vittorio Tondelli", con il fine di selezionare una serie di racconti che affrontino temi riguardanti il rapporto dei giovani con vari aspetti sociali. I racconti vincitori verranno pubblicati in un libro edito dalla casa editrice "Edizioni Amande".
COMUNICATO STAMPA
Erano il 1986 e il 1987 gli anni in cui Pier Vittorio Tondelli pubblicava le raccolte di racconti “Giovani Blues” e “Belli e Perversi” . Erano gli anni delle contestazioni giovanili, del gruppo quale animale sociale, del dentro o fuori ad un’ideologia. Giovani e perversi descriveva il rapporto dell’individuo con i drammi sociali, con il bisogno di evadere dal contesto politicizzato e di raffrontarsi con i grandi temi esistenziali.
Dopo più di 20 anni il contesto sociale è mutato in meglio forse per quanto la comunicazione, ma in peggio per quanto riguarda l’importanza dell’individuo nel suo habitat culturale.
Edizioni Amande ha indetto un concorso letterario nazionale “Sulle orme di Pier Vittorio Tondelli” che si prefigge d creare un ponte culturale e storico con il lavoro compiuto dall’indimenticato scrittore. Una rappresentazione lucida della gioventù italiana che mira a smentire il luogo comune di una gioventù senza ideali, progetti e risorse. Il clima odierno ben richiama ad un metodo riflessivo. In questa edizione del concorso volutamente non si è voluto imporre alcun limite di età di accesso in quanto persone di una fascia di età superiore sentono e provano le stesse instabilità nel mondo del lavoro, nei rapporti con le banche, nella famiglia. Le fasce di età si mescolano in conseguenza di un disordine politico che non tutela l’esperienza di lavoro, la professionalità e la figura di capofamiglia.
La selezione dei vari racconti porterà ad abbracciare il progetto più ambito per uno scrittore: la pubblicazione dell’opera in un libro, veicolato nelle librerie attraverso il circuito di vendita delle edizioni Amande.
Il bando di concorso è scaricabile dal sito www.mokaweb.it/edizioni.amande e www.mokaweb.it
Dr. Catia Catterin
>
MokaWeb By Arkesis s.a.s.
e. info@mokaweb.it | w. www.mokaweb.it
>
Edizioni Amande By Arkesis s.a.s.
e. edizioni.amande@mokaweb.it | w. www.mokaweb.it/edizioni.mande
"L'ALTRO CANTO" IL 29 MARZO A MILANO
RICEVO E CON MOLTO PIACERE PUBBLICO IL SEGUENTE COMUNICATO.
Fonte: Associazione La Conta (laconta@interfree.it)
Desideriamo invitarvi a partecipare alla serata "L'ALTRO CANTO", con racconti, storie e filmati di alcuni degli interpreti più importanti della riproposta della canzone tradizionale/popolare italiana, organizzata dall'Associazione La Conta in collaborazione con la Reazione Milanese della Rivista "Il Cantastorie" ed il Circolo ARCI Martiri di Turro, che si terrà, con ingresso gratuito con tessera ARCI, lunedì 29 marzo 2009, alle ore 21,00, al Circolo ARCI Martiri di Turro, Via Rovetta, 14 a Milano.
Parteciperanno alla serata i responsabili della Redazione Milanese della rivista "Il Cantastorie", che ci parleranno di alcuni dei più significativi interpreti della riproposta della canzone tradizionale/popolare italiana dal 1950 al 1990, tra i quali Desy Lumini, Maria Monti, Matteo Salvatore, Maria Carta, Luisa Ronchini, il Duo di Piadena, Otello Profazio, Rosa Balestrieri, Fausto Amodei, il Canzoniere Popolare Veneto, il Canzoniere Internazionale e tanti altri ancora.
La Rivista "II Cantastorie" nasce a Reggio Emilia con un primo numero ciclostilato nel dicembre 1963, come continuazione di un saggio monografico di Giorgio Vezzani, fondatore e attuale direttore, dedicato ai cantastorie allora numerosi e presenti sul territorio emiliano. Con l’anno successivo la rivista viene stampata in tipografia e continua fino ad oggi con periodicità semestrale.
Sin dall'inizio si rivolge all'attività dei cantastorie pubblicando interviste e testi da “foglio volante”. Con il passare degli anni il contenuto si è andato allargando ad altri aspetti della cultura del mondo popolare che, a cominciare dai cantastorie, sono stati ignorati dalla ricerca sul campo, inizialmente limitata al canto popolare e politico.
Il sommario si è quindi aperto alle rappresentazioni del Maggio drammatico dell'Emilia e della Toscana, alle manifestazioni del Maggio lirico (sacro e profano), al teatro dei burattini, delle marionette e dei pupi, alla poesia popolare e allo spettacolo viaggiante. Sono stati pubblicati copioni, testi del teatro dei burattini e delle marionette, canzonieri di cantastorie e testi di altre forme di teatro popolare; in anni più recenti la rivista ha offerto ai suoi lettori anche estratti di tesi di laurea sul mondo dei cantastorie e dello spettacolo di piazza, completando ogni numero con diverse rubriche di notizie e segnalazioni di libri, riviste e pubblicazioni discografiche.
Fin dai primi numeri la rivista si pone quindi come un “ponte” che unisce due realtà storiche: l’Italia agricola e l’Italia industriale. Il foglio volante e l’imbonimento in piazza vengono considerati elementi centrali di trasformazione e fenomeni in divenire da documentare.
L’intento è anche quello di coinvolgere l’attività di quanti operano nelle forme della cultura del mondo popolare, attraverso la pubblicazione di saggi, ricerche, video, dischi e CD.
In un’ epoca di globalizzazione e di formidabile accelerazione dei linguaggi, garantire un contatto con l’origine significa porsi nella condizione di comprendere lo svolgimento dei processi e delle traiettorie evolutive, delle contaminazioni e delle linee di continuità, da cui deriva la nostra cultura attuale.
Una dimensione quella de “Il Cantastorie” rivolta al passato e al presente, ma con uno sguardo orientato la futuro, poiché la rivista è aperta anche alla documentazione di tutte le novità editoriali, musicali e di arte varia purché provengano dal variegato mondo della piazza. Un progetto e una modalità di realizzazione quasi sempre autofinanziata che si basa sul sostegno dei suoi abbonati e lettori.
Nel 1999 si è costituita una associazione culturale senza fini di lucro denominata “Il Treppo” con il compito principale di garantire la continuità editoriale de “Il Cantastorie” e promuovere incontri, convegni e seminari sullo spettacolo di strada e di piazza.
Dal 2005 tutto il materiale archivistico e documentale de Il Cantastorie è in fase di catalogazione per renderlo disponibile alla consultazione grazie alla creazione dell’ Archivio Etnomusicologico Giorgio Vezzani- Il Cantastorie presso l’Istituto Musicale “A .Peri” di Reggio Emilia.
La direzione e redazione centrale è a REGGIO EMILIA.
E’ attivo anche un sito internet con le modalità di abbonamento, gli omaggi per i soci e i sommari degli ultimi numeri pubblicati (www.ilcantastorie.info)
La Redazione milanese de "Il Cantastorie"
Nel 2000 sono nate due redazioni locali a Roma e Milano. La redazione milanese, che ha un proprio sito: www.ilcantastoriemilano.info, documenta gli aspetti della cultura popolare con particolare attenzione al Nord Italia, alla Lombardia e Milano, promuovendo anche eventi ed incontri su quanto attiene agli argomenti trattati da Il Cantastorie.
COMBACIARSI

Solo in una fantasia pittorica come questa due persone che si baciano possono far coincidere perfettamente i loro profili. Ma con un po’ di romanticismo e di immaginazione è bello e lecito pensare che in quei momenti avvenga una sorta di magica fusione. Anche perché un bacio pieno di passione dà veramente la sensazione di far combaciare ogni molecola delle labbra di due amanti. Un’eccitante alchimia dei sensi che ho cercato di tradurre con semplicità, perché due corpi legati tra loro da un’unica linea che li accomuna simboleggiano l’intima purezza e in un certo senso l’intrinseca rappresentazione artistica di ogni atto amoroso.
NARRATIVA: “IL ROVESCIO DEL TENNISTA” DI GILBERTO CANU

Un futuro pieno di passato
recensione di Osvaldo Contenti
Ogni buon romanzo reca in sé una sorta di chiave di volta, un elemento portante che regge tutta la struttura narrativa, dando senso e stabilità ai pilastri dell’intero intreccio letterario.
Nel caso dell’ottimo romanzo di Gilberto Canu, intitolato “Il rovescio del tennista” (edito dal Gruppo Albatros Il Filo), tale pietra angolare è rappresentata dall’asserzione del professor Olmo Ferrari: “…il mio futuro è pieno di passato”.
Un dolente ed efficace ossimoro, che poi non si rivelerà affatto tale, rivolto alla dottoressa Elsa, primario del policlinico Gemelli di Roma, che ha appena salvato da un infarto proprio il professore, suo diretto superiore, che la donna ama segretamente da venti, lunghi anni.
E da questo momento in poi il lettore verrà invitato a scoprire il perché di tanta, sofferta pena da parte del professore. Un segreto che Olmo Ferrari vorrà condividere con Elsa in un viaggio della memoria, per una catarsi che sfocerà in una singolarissima e quantomai dolorosa purificazione...
SEGUE SU PALCOWEB.NET >>
http://www.palcoweb.net/Argomenti/2010/GilbertoCanu/
In libreria e on line
Il volume “Il rovescio del tennista”, di 151 pagine, scritto da Gilberto Canu ed edito dal Gruppo Albatros Il Filo, è in vendita presso la catena di librerie Coop, diffusa in ambito nazionale e nelle maggiori città, tranne che a Roma, dove è disponibile nella libreria “Il Filo”, sita in via Basento 52.
Il libro di Gilberto Canu è acquistabile anche on line ai seguenti indirizzi:
ibs.it
www.ibs.it/libri/canu+gilberto/i+libri+di+canu+gilberto
webster.it
www.webster.it/vai_libri-author_Canu+Gilberto-shelf_BIT-Canu+Gilberto-p_1.html
DUE VOLTI IN UNO
Di solito non aggredisco la tela con questa durezza. Ma un cordoglio ancora troppo cocente mi impone di liberare il segno con un’asprezza che non mi conoscevo, nell’illusione di placare il dolore con dei tratti violenti e sgraziati. Era dalla morte di mio padre che non imprimevo tanta sofferta rabbia in una composizione e avevo dimenticato cosa vuol dire usare l‘arte per lenire la sofferenza. Ma almeno in questo “DUE VOLTI IN UNO” credo di aver tradotto il peso di un triste ricordo che grava nei miei pensieri.
“PERCY JACKSON E GLI DEI DELL’OLIMPO - IL LADRO DI FULMINI” di Chris Columbus

L’inferno è a Hollywood!
recensione di Osvaldo Contenti
Con un cast di eccellenti interpreti, che tra gli altri annovera Uma Thurman, Pierce Brosnan, Rosario Dawson e Sean Bean, “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo - Il ladro di fulmini” è un fantasy mitologico che in modo piuttosto originale e divertente trasferisce la sede dell’Olimpo seicento piani al di sopra del celeberrimo Empire State Building di New York.
Un Monte Olimpo made in Usa dal quale scaturiscono déi e semidei pronti a darsi battaglia per recuperare nientemeno che il fulmine di Zeus.
Un’impresa titanica che Percy Jackson, il giovane e bravo Logan Lerman, cercherà di portare a termine scoprendo, in corso d’opera e suo malgrado, di essere il figlio di Poseidone e di possedere una serie di poteri soprannaturali che, dopo un opportuno addestramento, gli torneranno utili anche per liberare la madre dalle grinfie del dio Ade, l’ottimo Steve Coogan.
Questo, in un dantesco e terrificante oltretomba, che racchiude…
SEGUE SU PALCOWEB.NET >>
“IL ROVESCIO DEL TENNISTA” di Gilberto Canu

conversazione con l’autore di Osvaldo Contenti
La lettura del romanzo “Il rovescio del tennista”, edito dal Gruppo Albatros Il Filo, scorre via piacevolmente, suscitando un immediato interesse per il fitto e complesso intreccio che si dipana nell’alternarsi delle varie vicende. E non solo perché lo stile di Gilberto Canu è coinvolgente sin dalle prime battute, ma soprattutto perché l’autore sa strutturare assai bene le basi psicologiche e lo specifico ruolo di ogni nuovo personaggio che mano a mano affiora dalle pagine.
Una minuziosa costruzione degli “attori in scena” in cui si avverte un metodo, una disciplina che va al di là delle normali prerogative di un qualsiasi scrittore. Difatti, l’autore, assieme alle sue notevoli capacità narrative, annovera anche l’esercizio della professione di architetto, il che spiega il rigore nell’”edificare” il racconto sin dalle sue fondamenta.
Del resto, per dirla con le parole dell’architetto Renzo Piano, l’architettura è “l’arte del costruire, ma anche l’arte di rappresentare le cose”.
Prova ne sia l’ottimo impianto di questo romanzo di Gilberto Canu, dove oltre all’egregio “progetto costruttivo”, di cui ho fatto cenno, l’autore pone in essere anche un difficile ma riuscito doppio ambito di riflessioni, rivestendo di antiche memorie del ’56 e di lotte del ’68 studentesco un articolato edificio in cui sarà intrigante perdersi, per poi ritrovarsi proprio come i protagonisti del racconto. Temi sui quali ho invitato Gilberto Canu a chiarire alcuni aspetti nell’ampia conversazione che segue.
CONTINUA SU PITTURAEDINTORNI.IT >>
http://www.pitturaedintorni.it/ldg/ilrovesciodeltennista.htm
Note biografiche dell’autore
Gilberto Canu è nato a Sant'Agata Bolognese nel 1953. Laureato in Architettura nel 1980 all'Università La Sapienza di Roma. Svolge la professione nella Provincia bolognese. È stato sindaco del suo Comune per due legislature, ha due figli Leonida e Saverio. “Il Rovescio del Tennista” è il suo secondo romanzo, ha pubblicato con SBC Edizioni “Valle Giulia”.
In libreria e on line
Il volume “Il rovescio del tennista”, di 151 pagine, scritto da Gilberto Canu ed edito dal Gruppo Albatros Il Filo, è in vendita presso la catena di librerie Coop, diffusa in ambito nazionale e nelle maggiori città, tranne che a Roma, dove è disponibile nella libreria “Il Filo”, sita in via Basento 52.
Il libro di Gilberto Canu è acquistabile anche on line ai seguenti indirizzi:
ibs.it
http://www.ibs.it/libri/canu+gilberto/i+libri+di+canu+gilberto
webster.it
http://www.webster.it/vai_libri-author_Canu+Gilberto-shelf_BIT-Canu+Gilberto-p_1.html
Sito dell’editore
Gruppo Albatros Il Filo:
“AMABILI RESTI” di Peter Jackson
Il limbo tradotto in immagini
recensione di Osvaldo Contenti
La quattordicenne Susie Salmon (Saoirse Ronan) viene brutalmente ammazzata da un inquietante maniaco (Stanley Tucci) nel dicembre del 1973. Ma già un momento dopo l’assassinio, la ragazza, avvinta in una sorta di limbo ultraterreno, ci parla di sé, narrandoci sia gli antefatti inerenti all’omicidio che l’ingresso nell’extramondo di cui ora fa parte.
E questo dà modo al regista Peter Jackson di convogliare in “AMABILI RESTI” tutta la sua proverbiale maestria in fatto di rappresentazioni legate al genere fantasy (vedi la trilogia de “Il Signore degli Anelli”), che, però, in questo caso, vengono opportunamente miscelate alle atmosfere da thriller che si dipanano in tutto il corso del film...
SEGUE SU PALCOWEB.NET >>
http://www.palcoweb.net/Argomenti/2010/amabiliresti/
Concorso letterario in memoria di Antonio Caldarella
Il 3 febbraio 2009 ci lasciava il poeta, lo scrittore, l’attore, il regista, l’artista, l'amico Antonio Caldarella.
Era nato a Siracusa il 5 aprile 1959, risiedeva ad Avola, nella sua casa-finestra sul mare, nel Lungomare di Avola.
Per noi ricordare un amico è vederlo vivo tra noi, con i suoi interessi, i suoi gusti, le sue debolezze, i suoi suggerimenti, le sue azioni, le sue scelte, i suoi scritti, le sue parole, il suo sorriso... e veicolare nel tempo e nel territorio i messaggi che ancora da lui continuano ad arrivarci...
INCHIOSTRO E ANIMA…
Quando, attraverso la poesia, l'anima prende forma
lo spazio di Facebook dedicato alle arti e allo spettacolo, ai libri e alla letteratura
(http://www.facebook.com/group.php?gid=70381939898)
nelle figure di Giusy Cancemi, presidente e fondatrice,
e Francesco Urso (della Libreria Editrice Urso), responsabile,
indicono la prima edizione del
Concorso Letterario Internazionale
in lingua italiana
ANTOLOGIA INCHIOSTRO E ANIMA
CONCORSO LETTERARIO INTERNAZIONALE
2010/2011
In memoria di Antonio Caldarella
REGOLAMENTO
1. Sono previste tre sezioni:
A) Poesia singola a tema libero in lingua italiana: si partecipa con tre poesie, ognuna delle quali non deve superare i 28 versi.
B) Scritto teatrale a tema libero in lingua italiana: si partecipa con un unico scritto che non deve superare quattro cartelle, formato A/4, corpo 14, interlinea 2.
C) Sceneggiatura per un cortometraggio a tema libero: si partecipa con un breve scritto, che non deve superare quattro cartelle, formato A/4, corpo 14, interlinea 2.
2. Possono concorrere autori di tutto il mondo, con testi esclusivamente in lingua italiana. I testi devono essere inediti e si può partecipare a tutte le tre sezioni.
3. Non c’è tassa d’iscrizione né tassa per spese organizzative; unico obbligo riguarda soltanto gli autori selezionati le cui opere saranno antologizzate, ai quali sarà richiesto, ad avvenuti risultati finali della commissione di lettura, l’acquisto di tre copie dell’Antologia per ognuna delle sezioni scelte, che avrà come prezzo di copertina € 10.00 (per complessivi € 30.00). L’Antologia, prevista in 104 pagine, formato cm 16 x 22, sarà con copertina a colori e con risvolti, con all’interno carta Fedrigoni Arcoprint avorio e sulla quarta di copertina il nuovo codice a barre EAN.
L’invio degli scritti, con a margine le generalità complete relativamente a nome e cognome, indirizzo e recapito telefonico, e con una brevissima nota biobibliografica inserita dentro i testi inviati, deve essere inoltrata entro il 31 agosto 2010 per posta elettronica, con allegato un documento word al seguente indirizzo e-mail: info@libreriaeditriceurso.com.
4. I concorrenti dichiarano implicitamente che i testi presentati sono di loro composizione, inediti, e accettano tutte le norme che regolano questo concorso.
5. I Premi consistono nella pubblicazione in edizione a tiratura limitata contenente tutte le opere che hanno riscontrato il parere favorevole dei componenti la commissione di lettura. La commissione, presieduta da Giusy Cancemi, è composta da: Liliana Calabrese, Carlo Cotti, Salvatore Di Pietro, Paola Liotta, Benito Marziano, Giovanni Parentignoti, Orazio Parisi, Maria Restuccia, Salvatore Salemi, Giovanni Stella, Lilia e Francesco Urso.
6. Agli Autori presenti nell’Antologia saranno dedicate almeno tre pagine, contenenti la pubblicazione di tutti i lavori inviati (le tre poesie, e/o lo scritto teatrale, e/o la sceneggiatura per un cortometraggio) e una breve nota biobibliografica. Per ogni categoria sarà scelto un vincitore, a cui sarà consegnata una pergamena ricordo del premio aggiudicato, unitamente alle tre copie dell’Antologia.
In assenza dei partecipanti alla serata conclusiva del premio, sarà inviato il tutto a domicilio, a cura e spese della Segreteria del Premio.
7. Gli autori resteranno titolari dei diritti sulle loro opere, fatta salva la pubblicazione di cui sopra, per la quale non potranno richiedere alcun compenso.
8. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 3 febbraio 2011 in un locale pubblico, o in un Ristorante della provincia di Siracusa. Larga pubblicità sarà data al concorso e alla sua serata conclusiva, aperta a tutti gli autori e anche al pubblico.
9. I dati personali saranno trattati secondo quanto disposto dalla legge sulla privacy 675/’96 e successive modifiche.
10. Gli elaborati inviati saranno annullati dopo la pubblicazione, oppure dopo la fine del presente concorso.
11. Tutta l’operazione del Concorso non prevede fini di lucro. Il ricavato in eccesso rispetto a tutte le spese organizzative e a quelle della stampa dell’Antologia, sarà devoluto a favore dell’AIRC - Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.
Per ulteriori informazioni in Facebook nella pagina di Inchiostro e anima, oppure nel sito della libreria Editrice Urso (http://www.libreriaeditriceurso.com).
Si prega di diffondere il bando in ogni spazio possibile
Siete invitati tutti a partecipare.
Cordiali ed affettuosi saluti Giusy Cancemi
http://www.libreriaeditriceurso.com/caldarellaantonio/antonio.html
Mai più Porajmos!
Lo scorso anno ho dedicato una mia opera intitolata “SHOAH” allo sterminio di milioni di ebrei perpetrato durante la seconda guerra mondiale dal regime nazista, raffigurando un uomo, scarnificato nel corpo e nella mente, a simbolo delle sofferenze patite da tutti. Quest’anno, invece, ho cambiato completamente registro. Perché nel disegno “Mai più Porajmos!” ho voluto raffigurare una normale famiglia di nomadi del nostro tempo, ispirato dal coloratissimo disegno, esposto in una mostra itinerante, di un bambino Rom. Quel disegno mi ha suscitato gioia e al contempo la speranza in un futuro migliore, dove nessuno abbia a soffrire per il colore della propria pelle, per l’etnia, per la religione che professa o per qualsiasi altra colossale fesseria tesa a giustificare che una razza abbia più diritti di un’altra. Così, il mio disegno realizzato a pennarelli è pieno di colori e di speranza proprio come quello del bambino Rom. Perché della Porajmos (che si traduce come “devastazione” o con il più esplicito “divoramento”) rimanga solo il monito a far sì che non si ripeta mai più, assieme al dolente ricordo di migliaia di Rom e Sinti sterminati in una voragine di infamia, vigliaccheria, cattiveria e stupidità!
AVATAR, l’evoluzione del linguaggio cinematografico
recensione di Osvaldo Contenti
Nel 1863, con l’esposizione del dipinto “Le déjeuner sur l'herbe”, Édouard Manet firma l’atto di nascita dell’Impressionismo, decretando l’avvenuto ingresso nell’Arte Moderna, rivoluzionando per sempre il linguaggio pittorico dei suoi pur illustri predecessori.
Ora, dopo 147 anni, stessa sorte capita alla settima arte, grazie al regista James Cameron, che con il suo “AVATAR” fa evolvere il linguaggio dell’Arte Cinematografica verso prospettive di straordinaria modernità.
Era comunque nell’aria questa spinta al rinnovamento. Basti pensare al Gollum digitale della trilogia de “Il Signore degli anelli” di Peter Jackson, alle innovazioni tecniche riversate a fiumi nei film d’animazione della Pixar, alle riprese in Alta Definizione e al ritorno in grande stile del 3D proiettabile su schermo...
SEGUE SU PALCOWEB.NET >>
http://www.palcoweb.net/Argomenti/2010/avatar/
“LO SCANDALO DELLA BANCA ROMANA” di Stefano Reali
Fiction Tv su RaiUno il 17 e 18 Gennaio in prima serata
“LO SCANDALO DELLA BANCA ROMANA” di Stefano Reali
recensione di Osvaldo Contenti
Un’ottima fiction, intitolata “LO SCANDALO DELLA BANCA ROMANA”, ben diretta da Stefano Reali e con un cast di attori di prima scelta, che infatti, tra gli altri, comprende: Giuseppe Fiorello (Mattia Barba), Vincent Perez (Clemente Claudet), Andrea Osvart (Renata), Lando Buzzanca (Bernardo Tanlongo), Ninni Bruschetta (Commissario Cavaterra), Marcello Mazzarella (Gustavo Biagini), Lollo Franco (padre di Mattia) e Ramona Badescu (Ida Tanlongo).
Per una storia avvincente, con risvolti polizieschi, basata su realtà storiche ma interlacciate a licenze narrative e personaggi di fantasia, che il regista Stefano Reali definisce come “Un tentativo di romanzo di formazione”, in cui il giovane giornalista Mattia Barba paga lo scotto della propria inesperienza facendosi manipolare dal direttore di un importante quotidiano, Clemente Claudet, onde sottoporre ad una sorta di gogna mediatica il funzionario del Tesoro Gustavo Biagini, “reo” di aver smascherato e denunciato un colossale ammanco di denaro…
SEGUE SU PALCOWEB.NET >>
http://www.palcoweb.net/Argomenti/2010/bancaromana/
“AVATAR” di James Cameron
Un nuovo mo(n)do per fare cinema
recensione di Osvaldo Contenti
Un film sontuoso, sia dal punto di vista metodologico che da quello artistico, che a ben vedere potrebbe ridisegnare i confini della cinematografia, allargandoli a panorami esaltanti e ancora inesplorati.
Sì, perché “AVATAR”, di James Cameron, al ritorno sul set dopo 12 anni dall’acclamatissimo “Titanic”, non è solo un gran bel film, ma il possibile inizio di una nuova era cinematografica, tanti e tali sono le innovazioni tecniche che il regista canadese ha immesso in questa eccezionale pellicola, che perciò assume i connotati di un’opera visiva dai tratti epocali.
Difatti, con “AVATAR” il linguaggio cinematografico si appropria di nuove tecnologie e terminologie che dovremmo imparare al più presto per aggiornare il nostro vocabolario di celluloide…
SEGUE SU PITTURAEDINTORNI.IT >>
“ARTHUR E LA VENDETTA DI MALTAZARD” di Luc Besson

Ambientalismo e creatività
recensione di Osvaldo Contenti
“Con questo film voglio dare coraggio e speranza ai bambini ai quali lasciamo un mondo sporco e volgare!”. È in questo modo perentorio che Luc Besson ha presentato, a Roma, alla Casa del Cinema, il film d’animazione “ARTHUR E LA VENDETTA DI MALTAZARD”, di cui ha firmato il testo (edito in Italia da Mondadori) e la regia.
Un tono energico, quello adottato del regista francese, che ci fa subito intendere quanto egli abbia a cuore le tematiche ambientaliste, rese ancor più urgenti dall’attuale, profondo stress climatico a cui è sottoposta la Terra.
Un tema, per la verità, già affrontato cinematograficamente, e molto seriamente, nel 2006, da Al Gore nel bellissimo e puntuale docufilm “Una scomoda verità”…
SEGUE SU PITTURAEDINTORNI.IT >>
http://www.pitturaedintorni.it/artmovie20.htm
SIMBIOSI LUNARE

Un richiamo ancestrale. Un risveglio improvviso che rinnova i legami di un’antichissima tela. E non c’è niente di strano, perché è solo la luna che ridesta una delle sue tante, terrene sorelle. Ma rimane l’incanto di una comunanza, di una simbiosi benigna, che riscalda ed emoziona anche un freddissimo cosmo.
LA GRANDE ONDA

In me la Grande Onda viene sospinta dalle buone letture, dalla buona musica e da un’arte impetuosa che come un surfista cavalco lambendo le coste dello stupore, gli scogli dell’imprevisto e le isole dell’amore. In una corsa senza fine in cui annullo ogni fisicità, ogni riferimento spaziale e temporale, affidandomi all’energia del pensiero che si fa azione. È questo, in buona sostanza, ciò che provo mentre mi abbandono all’inarrestabile, appassionato, tumultuoso tsunami dell’Arte.
“PLANET 51” di Jorge Blanco e Javier Abad
Gli alieni siamo noi!
recensione di Osvaldo Contenti
La sceneggiatura di questa pellicola d’animazione, realizzata da Joel Stillman, il creatore dell’orco Shrek, risulta subito estremamente godibile. Perché da un’idea di base a dir poco brillante, quella dell’invasore “alieno” rappresentato dall’astronauta terrestre Charles “Chuck” Baker che sbarca fra gli atterriti abitanti di Planet 51, la storia si dipana nelle logiche e divertenti conseguenze di un punto di vista piacevolmente rovesciato, in cui è la nostra razza a costituire una minaccia spaziale e non il contrario, come quasi sempre abbiamo riscontrato in vari film di fantascienza vecchi e nuovi.
Da questo intelligente e intrigante ribaltamento di prospettiva, “Planet 51”, ben diretto da Jorge Blanco e dal co-regista Javier Abad, distribuito in Italia da Moviemax, si sviluppa un ottimo plot che fa ragionare sul concetto di diversità, dell’altro da noi, che per una volta diviene un’etichetta appiccicata addosso alla nostra specie, quella dei temibili “HUMANIACS”, cosa che risulterà davvero poco piacevole per l’unico protagonista umano di questa bellissimo film.
Bellissimo, com’è ovvio, anche grazie ad un nutrito bagaglio computer grafico di vera eccellenza, che gli artisti e i programmatori degli Illion Animation Studios hanno messo in atto in virtù di 200 workstation grafiche della Hewlett Packard, per 56.000 Gigabyte di memoria BluArc e 2500 processori Blade e 1U.
Un lavoro immane per “planetizzare”, secondo il neologismo coniato dai creativi degli Illion Studios, un Pianeta 51 costituito essenzialmente da tre forme base: cerchi, sfere e dischi. Basandosi altresì su un’ambientazione stile anni ’50, su alcuni elementi ovali ripresi dall’Art Deco e sull’Architettura Googie, un design di stampo futuristico molto in voga tra gli anni ’50 e ’60.
Questo anche parodiando o richiamandosi in diverse scene a dei classici della fantascienza, come “Ultimatum alla Terra”, “La guerra dei mondi”, “Cocoon”, o a certi B-Movies, per il film nel film “HUMANIACS II”, e infine allo stracult “Alien”, con un divertentissimo e geniale Alien Dog che quando fa il suo bisognino sparge un temibile acido come il mostro ideato dall’artista surrealista Hans Rudolf Giger.
SEGUE SU PITTURAEDINTORNI.IT >>
“I GIORNI DELL’ACQUA” di Rossella Renzi

Grazie alla stima reciproca che regola i miei recenti ma già saldi rapporti con il capace, sensibile e dotto editore Gian Franco Fabbri, per la prima volta, e dietro invito dello stesso, mi sono cimentato a comporre la prefazione di uno straordinario volumetto di poesie, “I GIORNI DELL’ACQUA”, di Rossella Renzi., pubblicato dalla Casa Editrice L’Arcolaio. Un’esperienza andata ad aggiungersi a quella di migliaia di articoli giornalistici redatti per varie testate cartacee o telematiche, ma che costituendo un personale inedito mi ha elettrizzato non poco nell’impegno di stilare tale testo introduttivo. Il tutto, debbo dirlo, facilitato anche dalla trascinante espressività delle liriche di Rossella, con le quali mi sono sentito subito in sintonia. Risultato: prefazione composta in una sola mattinata, senza indugi e ripensamenti. Una felicissima simbiosi e una mia “prima volta”, che ora intendo condividere con gli amici di questa comunità in rete, favorendo, grazie al placet dell’editore, un brano della mia prefazione e una poesia di Rossella Renzi, assieme al link per l’acquisto on line del suo preziosissimo libro. Ciao e buona lettura!
Un brano della mia prefazione:
Il richiamo agli elementi naturali è una presenza costante e immanente nella raccolta di poesie “I giorni dell’acqua” di Rossella Renzi.
Una rievocazione insolita in tempi ipertecnologici come i nostri, ma proprio per questo madida di significati dimenticati, di umori nascosti e di riletture neo-totemiche che non mancano di sorprenderci ad ogni nuovo rigo di lettura.
Questo in una rinnovata visione panteistica, in cui non solo Dio è percettibilmente nel tutto, ma le donne e gli uomini riscoprono il senso del Tutto tramite i segnali elargiti dalla natura.
In un ambiente che non è un’illusoria Arcadia, bensì il riuscito e tangibile tentativo di arrivare al dono della conoscenza tramite un’“ecologia della mente”, una pulizia interiore in cui “l’odore delle cose”, “i germogli inchiodati” o “l’urlo marino” ci riportano al contatto diretto con ciò che ci circonda e che chiamiamo ecosistema.
Del resto, in tal senso, i quattro capitoli contenenti le liriche di Rossella, così intitolati: “Di madre terra”, “Come cenere”, “Fra le mani” e “I giorni dell’acqua”, sono già esplicativi dei loro rispettivi contenuti.
Anche se la sorpresa dei versi dal significato sospeso, spesso duplice o marcatamente metafisico, non pone tregua ad un’attenta lettura, che sempre deve farsi portavoce di una possibile traduzione altra, tra le righe, pur nella composta comprensione del messaggio più evidente.
Poi, la poetessa, declinando in soggetto gli oggetti della natura, trova il modo di tradurre sulla sua futura prole la culla della vita rappresentata dall’acqua.
Ed è così che sgorgano, è il caso di dirlo, vibranti versi d’acqua come: “Fuori sarà il diluvio / tu la goccia sull’orlo di una foglia…”, così amorevoli e protettivi tali che solo una madre può immaginare e generare…
Una poesia di Rossella Renzi:
Tremano le mani
in ogni angolo della casa
dove alloggiano le ore più dure
i lividi sulle braccia e gli occhi
sulla carne incisi a fuoco.
Conservo con cura ogni goccia che cade,
il bianco delle ossa,
l’ombra curva della madre.
Per l’acquisto on line del libro “I GIORNI DELL’ACQUA” cliccate sull’indirizzo della Casa Editrice L’Arcolaio sito in:
COPPIA ALIENA

Un’ardita tecnica mista (acrilico, china e pastelli) per separare nettamente le figure dallo sfondo e per “vestire” ogni soggetto di epidermidi o vesti aliene. Il tutto per comunicare, almeno visivamente, con una realtà altrimenti irraggiungibile.
LA NOTTE DEI RICORDI

Ti coglie sempre di sorpresa la notte dei ricordi, con sfondi grigi e primi piani in bianco e nero, madidi degli interrogativi di ieri a cui solo oggi sai veramente rispondere.
“Riprenditi la tua vita” di Veronica De Laurentiis

recensione di Osvaldo Contenti
Non è facile ripercorrere con fiducia il cammino della vita dopo aver incontrato ostacoli di ogni tipo che sulle prime appaiono insormontabili, da quelli legati all’autostima a quelli relazionali, dalle violenze subite al doversi ricostruire sul piano professionale ed economico. Ma Veronica De Laurentiis c’è riuscita. E in questo bel libro ci spiega come ha fatto, ponendosi l’obiettivo primario di mettere a frutto tale esperienza al servizio di tante persone che intendono uscire dal tunnel della sofferenza, anche se non sanno assolutamente da dove cominciare…
>> segue su Palcoweb in:
La ricetta della BOLLA COSMICA

Per preparare la zuppa di “BOLLA COSMICA” eseguite la seguente ricetta:
INGREDIENTI
- un esemplare pittorico di genere femminile
- una porzione periferica dell’insieme di Julia
- un’idea di multiverso q.b.
PREPARAZIONE
Preparate una specie di brodo primordiale emulsionando una porzione dell’insieme di Julia in una routine al pc. A parte, dipingete il solo volto di genere femminile e cospargetelo sino ad unirlo al fondo del frattale di Julia. Amalgamate e fate scaldare il composto nell’iperspazio di un forno a microonde. Infine, impiattando la “BOLLA COSMICA”, decoratela con un’idea di multiverso q.b.. Servite la zuppa ancora calda, preferibilmente con il sottofondo musicale de “Le Mille Bolle Blu” di Mina o “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd.
"Coraline e la Porta Magica" di Henry Selick
L’arte dei burattini senza fili
recensione di Osvaldo Contenti
Tratto dal pluripremiato ed omonimo romanzo di Neil Gaiman, “Coraline e la Porta Magica” è uno straordinario film d’animazione di genere fantastico, che il regista Henry Selick (Nightmare Before Christmas) ha girato in 3D e con la tecnica dello stop-motion. Il che significa che ogni singolo fotogramma è stato fotografato e montato in una sequenza di inquadrature che poi hanno creato l’illusione del movimento, per 24 immagini al secondo e per tutti i 100 minuti di durata del lungometraggio.
Un lavoro immane e del tutto manuale, reso ancor più gravoso dal fatto che i personaggi non sono delle creazioni digitali, ma dei pupazzi movimentati fotogramma per fotogramma, nei quali “Ogni ripresa è un’acrobazia”, come ha dichiarato, non senza soddisfazione, il capo animatore Travis Night…
SEGUE SU PITTURAEDINTORNI.IT >>
http://www.pitturaedintorni.it/artmovie.htm
COLORI INCANTATI

C’è una nuova energia che mi pervade. E questa spinta al rinnovamento coinvolge anche la mia amata tavolozza. Che sembra proprio voler festeggiare assieme a me questa rinascita di emozioni visive, di colori incantati, di amore per la pittura in sé! Una pittura non più appesa all’attento come e perché, ma al dove e al quando si manifesta. Una pittura emozionale, quindi. Che attinge i suoi colori dalle sensazioni tattili, visive e auditive di una fonte diretta come l’inconscio e dall’istintività che ne è sorella carnale. Così, dipingere diventa un tuttuno con la natura che mi circonda, dove un motivo di campagna e un ritratto non hanno più niente che li divida, proprio come nell’opera di cui vedete un particolare.
N.B. Nell’immagine in basso ho raccolto le poesie che i poeti Gian Contardo Colombari, Valeria Catania ed Enzo De Pascale hanno voluto dedicare all’opera che ora contiene i loro pensieri.

STOFFA 900 STILE VAMPIRESQUE
Un tessuto ideale per foderare divani, poltrone, sofà e cuscini all’interno di salotti e dimore in stile Vampiresque. Su richiesta, sono disponibili le versioni con protezione “anti-blood”, repulsive di ogni versamento ematico e resistenti a unghiate e morsi accidentali. STOFFA 900, una scelta… sanguigna!
GIORNI MANOMESSI DI ROBERTO CECCARINI
Quando la poesia sposa la metafisica
recensione di Osvaldo Contenti
Credo che Giorgio De Chirico avrebbe apprezzato molto le poesie di Roberto Ceccarini. Dico questo perché le liriche raccolte nel volume intitolato “GIORNI MANOMESSI”, pubblicato dalla casa editrice L’arcolaio di Gian Franco Fabbri, secondo me hanno delle fortissime attinenze con l’impianto metafisico dell’artista di Volos.
Infatti, tanto per cominciare, inizialmente entrambi gli autori rivolgono il loro sguardo verso il passato per confrontarsi col presente: De Chirico lo fece indirizzandosi verso i ruderi della classicità greca e romana, mentre Ceccarini, nel primo capitolo del libro, intitolato La guerra sparita, lo fa esaminando le macerie del secondo conflitto mondiale, i Giorni manomessi, quelli del titolo del libro, dove “i vivi cercano i morti”.
Un impressionante abbrivio comune che poi si concretizza in analogie ancora più stringenti, in quanto il poeta di Latina sembra aderire perfettamente a certe raffigurazioni di Piazze e Torri rappresentate a suo tempo dal Maestro della metafisica...
SEGUE SU PALCOWEB.IT >>
http://www.palcoweb.it/Argomenti/2009/robertoceccarini/
In Libreria e on line
Il volume di poesie “GIORNI MANOMESSI” di Roberto Ceccarini, con la prefazione di Giacomo Cerrai e le fotografie di Anna Di Prospero, pubblicato dalla casa editrice L’arcolaio di Gian Franco Fabbri, è acquistabile nelle librerie e on line all’indirizzo web: www.editricelarcolaio.it
SOQQUADRO
Quest’opera esprime la caotica incertezza dei nostri giorni. Con un doppio di tutto: di doppie verità, di cattivi che giocano a fare i buoni, di saggi che vaneggiano, di profeti dell’altroieri, di meteore in odore di immortalità e di tristi giullari che si atteggiano a premier. Un tunnel confuso e caleidoscopico di cui non si intravede lo sbocco, la prospettiva. Ci vorrebbe un nuovo Pirandello per spiegare compiutamente questo patologico, borghese, insensato e autolesionista “gioco delle parti” in modo esaustivo. Ma purtroppo non c’è (o non si fa vedere). E quindi a un artista come me non resta che registrare e raffigurare una società messa a soqquadro da una tipica età di mezzo, vissuta con smanie troppo adolescenziali per convertirsi in qualcosa che assomigli anche lontanamente alla maturità, che tempi complessi come i nostri si meriterebbero.
N.B. L’immagine sottostante, variante dell’originale, raccoglie i versi che i poeti Valeria Catania ed Enzo De Pascale hanno voluto dedicare alla mia opera. Poeti che ringrazio per la loro squisita gentilezza.
STAR TREK DI J.J. ABRAMS
Il miglior Star Trek di tutti i tempi
recensione di Osvaldo Contenti
L’undicesimo episodio di STAR TREK, diretto da J.J. Abrams, è il migliore in assoluto di tutta la lunga serie cinematografica. Merito degli sceneggiatori Roberto Orci e Alex Kurtzman che hanno confezionato un prequel perfetto, ma anche del regista Jeffrey Abrams (Mission: Impossibile III, produttore di Alias, Lost e Fringe) che ha saputo dosare con eccellente maestria i momenti d’azione e quelli di riflessione, in cui i giovani Kirk e Spock, per la prima volta, ci svelano i loro difficili e turbolenti trascorsi.
Un importante e decisivo tassello iniziale, finora mancante, che non solo aderisce compiutamente alla saga fantascientifica ideata da Gene Roddenberry (andata in onda negli States sul canale NBC a partire dal lontano 1966), ma che ora finalmente ci permette di stabilire il come e il perché di un legame tanto saldo tra due opposti: l’esuberante capitano della nave spaziale U.S.S. Enterprise James Tiberius Kirk e il logico e freddo ufficiale scientifico proveniente dal pianeta Vulcano…
SEGUE SU PALCOWEB.IT >>
http://www.palcoweb.it/Argomenti/2009/startrek/
TORINO NERA di Massimo Russo
Un melting pot di generi
recensione di Osvaldo Contenti
“Torino Nera” è un film definibile come un crossover, una sorta di melting pot cinematografico, che al pari di certe contaminazioni musicali miscela generi molto diversi tra loro. Così, il regista Massimo Russo, unendo principalmente il genere noir a quello grottesco, con questo suo lungometraggio opera prima, nonostante il budget ridottissimo (circa 5000 euro), riesce nell’intento di sfornare una pellicola di ottima qualità, girata a Torino e dintorni, e con un nutritissimo cast di attori da far invidia anche alle produzioni più blasonate.
Un piccolo miracolo del “fai da te” cinematografico di marca indipendente. Che certo deve molto del suo valore alle indubbie capacità tecniche e alla caparbietà del regista, ma che non avrebbe sortito degli esiti così favorevoli se tra gli attori, alcuni di essi professionisti, non fosse prevalso l’intento di lavorare a titolo amichevole per tutte le riprese del film.
Ma, al di là di questo spirito collaborativo, è importante sottolineare che “Torino Nera” funziona già in fatto di sceneggiatura…
SEGUE SU PALCOWEB.IT >>
http://www.palcoweb.it/Argomenti/2009/torinonera/
Curiosità
Essendo un film indipendente, “Torino Nera” non dispone di una distribuzione cinematografica atta a veicolare la pellicola al pubblico del grande o del piccolo schermo. Per cui, il regista Massimo Russo è disposto ad accogliere le proposte degli addetti ai lavori che desiderino distribuire nell’intero territorio nazionale la sua opera prima. A tal fine, l’indirizzo a cui inviare le proposte è l’e-mail: info@torinonera.it
In Rete
Sito Ufficiale del film
Trailer su YouTube
http://www.youtube.com/profile?user=msrx08&view=videos
Url myspace
http://www.myspace.com/torinonera
Torino Nera è presente anche su Facebook come gruppo, profilo e fanpagehttp://www.facebook.com/home.php#/pages/Torino-Nera/62138149563?sid=5f9b197646ff472cbeb36fbb8a516dd3&ref=search
BUCARE LA POLVERE di Katia Zattoni
Quotidiani messaggi nella bottiglia
recensione di Osvaldo Contenti
“Sto sulla soglia e lascio / netti graffi di unghia / sul rosario delle esperienze / che ancora non vedo arrivare. / Dalle fauci voraci del tempo, / puzza di muffa e grumi di polvere / dal sapore d’unto ormai secco. / E intanto mi faccio bolla d’aria / nel mare che s’agita all’intorno”.
La poesia di Katia Zattoni che avete appena letto, intitolata Sto sulla soglia, è emblematica perché più di altre segnala l’indirizzo poetico a cui l’autrice aspira di rivolgersi per cercare di inoltrare una sorta di “messaggi nella bottiglia” (la metaforica “bolla d’aria” dei versi anzidetti).
Con la peculiarità che tali messaggi non si rivolgono a dei possibili e improbabili soccorritori, ma ad altri naufraghi della vita quotidiana, che al pari della poetessa sono come dispersi “nel mare che s’agita all’intorno”.
Perciò, nel volumetto di poesie “BUCARE LA POLVERE” (pubblicato dalla casa editrice L’arcolaio di Gian Franco Fabbri), d’un tratto è lampante scoprire che i destinatari di quelle “missive poetiche” siamo tutti noi, consci o meno del fatto di esserci smarriti in un oceano di nonsensi verbali o di “sciattume rinvoltolato”, come scrive, con molta efficacia espressiva, la poetessa forlivese…
SEGUE SU PALCOWEB.IT >>
http://www.palcoweb.it/Argomenti/2009/KatiaZattoni/
In Rete
Sito della casa editrice L’arcolaio:
http://www.editricelarcolaio.it/
AFRICAN INFERNO di Piersandro Pallavicini

Il razzismo di casa nostra
recensione di Osvaldo Contenti
Un vita divisa in due. Peggio, fatta a pezzi da una separazione coniugale che trasforma l’agiato Sandro Farina, il protagonista del romanzo, in un quasi diseredato. Per di più, squassato dai sensi di colpa per quell’unico errore commesso, dall’impossibilità di vedere l’amatissima figlia Chiara quando e come vorrebbe e da quello schifo di appartamento che condivide con due giovani laureati africani. Assieme ai quali, e con altri quasi fratelli dalla pelle scura, proverà sulla sua pelle il significato di termini come “intolleranza” e “razzismo”, che anche la ricca e operosa Pavia, aldilà del perbenismo di facciata, sa pronunciare con inaudito spregio dei diritti naturali di ogni essere umano.
Una feroce fotografia della provincia padana che Piersandro Pallavicini, all’inizio di questo diario in veste romanzata, ci butta in faccia con fare aggressivo. E con un linguaggio crudo, scarno, arrabbiato e nervoso molto simile a quello dell’“On the road” di Jack Kerouac, manifesto del “mal di vivere” della generazione anni 50 e della cosiddetta beat generation.
Ma con lo scorrere delle pagine di “AFRICAN INFERNO” (ed. Feltrinelli) la prosa, inizialmente un po’ troppo spontanea, si fa più attenta e ponderata, sciorinando un’analisi approfondita del profilo psicologico dei tanti personaggi che popolano le 331 pagine del romanzo.
SEGUE SU PALCOWEB.IT >>
http://www.palcoweb.it/Argomenti/2009/PiersandroPallavicini/
RITRATTO DI DACIA MARAINI

Sono quasi le 21 e la serata è dannatamente ventosa. Dacia Maraini esce dal taxi e, istintivamente, serra subito il bavero della giacca per proteggersi da quello sferzante ponentino, mentre una selvaggia schiera di automobili sfreccia senza tregua alle sue spalle, lasciando sullo sfondo scie balenanti e contrastanti. Quell’immagine, seppur fuggevole, si proietta come un potente imprinting nella mia mente e l’abitudine a comporre dei ritratti mnemonici mi permette di archiviarla come una sorta di “fotografia cerebrale”. Poi, la scrittrice, riconoscendomi, sfodera uno dei suoi sorrisi migliori, mentre una Piera degli Esposti particolarmente in forma affiora dal lato opposto del taxi. Ad entrambe rivolgo il mio caldo saluto di benvenuto dinanzi alla sede romana dell’Associazione Culturale “Massenzio Arte”, che proprio in quel momento apre i suoi massicci battenti, mostrando un giardino interno contrappuntato da anfore antiche e da un percorso di fiammelle su ciotole che compongono un incantevole e invitante ingresso alle sale dell’associazione. Dove, di lì a poco, si svolgerà la presentazione di un nuovo libro della Maraini, intitolato “Un clandestino a bordo”, che Piera degli Esposti ci proporrà in lettura, scorrendone qualche pagina col suo solito, magico stile di grande attrice. La presentazione, da me ideata e organizzata, ha un grandissimo successo e sebbene il salone principale di “Massenzio Arte” sia molto ampio, oltre ai posti a sedere, tutti gremiti, si conta persino una nutrita corona di persone che pur di assistere a quel piccolo, grande evento si dispone a seguire in piedi quell’ora dedicata alla letteratura. Ovviamente sono raggiante per quel successo, ma già penso al ritratto mnemonico di Dacia Maraini che sarò pronto ad eseguire l’indomani mattina. Proprio il ritratto che ora state vedendo, realizzato a china e poi donato alla scrittrice, la quale si mostrò molto sorpresa di essere stata ritratta senza aver mai posato per me. Un piccolo “trucco d’artista” di cui siete tra i pochissimi a conoscere il segreto.
LE PAROLE DEL SORRISO
Esistono delle persone capaci di parlare anche tramite un sorriso. Una forma di comunicazione non verbale, adesso un po’ in disuso, che abbassa istantaneamente ogni barriera psicologica fra trasmittente e ricevente. Un implicito invito al dialogo sotterraneo. Fatto anche di sguardi avvolgenti, di mani che spiegano, di gambe che indicano un luogo senza muoversi per raggiungerlo, di posture del corpo che accolgono l’ambiente circostante in un’armonia col mondo e chi lo abita che sembra quasi mistica e con un’aura del donarsi agli altri per quel che sono, senza chiedersi se chi si ha di fronte sarà ben disposto o meno a sorridere con la stessa apertura e leggerezza d’animo. Persone così esistono. Ed io sono sempre ammirato quando ne incontro qualcuna, per quella loro straordinaria capacità di ricordarci che, a volte, non serve alcuna parola per esprimere amore, perché basta anche un solo sorriso per farlo.
IL VECCHIO LIBERTARIO

Un vecchio socialista libertario. Con una cultura immane e una capacità di sintesi che dopo non ho mai più riscontrato, neanche nei più grandi pensatori del nostro tempo. Capace di sviscerare i giorni della Comune di Parigi, il pensiero di Platone, di Tommaso Moro, di Owen e Proudhon, ma anche quelli di Bakunin, Hegel, Kant e Marx con summe e collegamenti chiarissimi. Tramite i quali, per la prima volta, grazie a lui, le trame storico-filosofiche del vecchio continente si presentavano dinanzi ai miei occhi ricomposte in una sorta di gigantesco puzzle, ma, finalmente, con tutte le tessere al loro posto! In uno spettacolare mosaico in cui anche le avanguardie artistiche del ‘900 non erano più manifestazioni isolate, ma lampanti figlie dirette di un’idea. Di un microcosmo di fatti, o di pure elaborazioni mentali, che poi avrebbero inciso direttamente nel macrocosmo culturale della vecchia Europa. Un’Europa che sembrava rispecchiarsi in ogni sua ruga, come se la Storia e la Geografia si fossero impresse violentemente sulla carne di quel volto scolpito da una sapiente, arguta e degnissima vecchiaia.
Mostri contro Alieni di Rob Letterman e Conrad Vernon
Grafica anni ’50 in visione 3D!
recensione di Osvaldo Contenti
DreamWorks Animation, dopo i meritatissimi successi di “Shrek Terzo”, “Kunf Fu Panda” e “Madagascar 2”, amplifica la sua vocazione a percorrere le strade più innovative in fatto di Computer Generated Imagery, proponendoci un film d’animazione in visione tridimensionale che utilizza una tecnica di ultima generazione denominata InTru 3d.
Un’esperienza visiva esaltante, che in “Mostri contro Alieni” di Rob Letterman e Conrad Vernon viene abbinata ad una grafica stile anni ’50, la cui tipica stilizzazione sviluppa in modo caricaturale le sembianze di tutta la vastissima gamma di personaggi che popolano questo ennesimo, eccezionale lungometraggio d’animazione degli studios californiani.
Che neanche stavolta rinunciano a dissacrare alcune icone delle pellicole d’annata. Così, l’odierno Dott. Professor Scarafaggio ricorda l’uomo mosca de “L’esperimento del dottor K”, l’Anello Mancante, metà scimmia e metà pesce, fa il verso a “Il mostro della laguna nera”, mentre la Massa Gelatinosa B.O.B. richiama il film “Blob - Fluido mortale” e la larva alta cento metri, chiamata Insettosauro, si rifà chiaramente al nipponico e gigantesco “Godzilla”…
>> SEGUE SU PITTURAEDINTORNI.IT
http://www.pitturaedintorni.it/artmovie.htm
VISIONI DAL FUTURO 2
Di seguito potete leggere gli splendidi versi che Gian Contardo Colombari (http://buffalmacco.ilcannocchiale.it/) ha dedicato alla mia opera “Visioni dal futuro”, che qui vedete rielaborata in una versione con viraggio blu.
Verrà un tempo,
a distanza cronologica
inimmaginabile,
immisurabile:
non secoli,
non millenni,
forse eoni.
Verrà un tempo
che noi non vedremo
in questa nostra
e caduca forma vitale.
Verrà un tempo
in cui il noi di esseri
viventi in questa era,
in questa nostra epoca storica,
si sarà trasfigurato
nel noi dell’Umanità,
forse nel noi del continuo
reincarnarci.
Verrà un tempo
in cui gli uomini
si depureranno
del loro congenito egoismo,
della loro separazione
dai loro simili,
dagli altri,
dal resto degli esseri viventi,
dall’Universo.
Verrà un tempo
in cui l’evoluzione naturale
della nostra specie
produrrà mutamenti cromosomici,
osmosi meravigliose,
fusioni armoniche
di animale e vegetale,
in cui la nostra pelle
sarà dolce corteccia,
in cui i nostri arti
saranno rami prensili,
in cui i nostri capelli
saranno erba fluente nel vento,
in cui i nostri occhi e la nostra bocca
saranno teneri fiori,
sbocciati nel sorriso.
Verrà un tempo
in cui tutti gli esseri viventi
nuoteranno nello stesso humus vitale,
fondendosi e scindendosi di continuo,
dando vita a forme meravigliosamente
cangianti e diversificate,
a quadri naturali dai colori
variopinti, tenui e sfolgoranti insieme.
Verrà un tempo
in cui l’Umanità
si fonderà col Tutto,
partecipando del Tutto,
donando al Tutto,
ricevendo dal Tutto,
mantenendo la sua specificità
solo nell’armonia col Tutto.
Gian Contardo Colombari
Versi ispirati dal quadro “VISIONI DAL FUTURO” di Osvaldo Contenti e dalle frasi di presentazione dello stesso Pittore.
MADDALENA IL GRIDO DI DOLORE PER LA MORTE DI DIO

L’itinerario della donna che amò il figlio di Dio
recensione di Osvaldo Contenti
Ispirata al romanzo “El Dio Dormido” di Fanny Rubio, la pièce “Maddalena – Il grido di dolore per la morte Dio”, diretta da Filippo d’Alessio, inanella con grande grazia e forza drammatica il monologo della Maddalena, interpretata da un’intensissima Maddalena Rizzi, a degli eccezionali e pertinenti inserti di ballo della danzatrice Simona Menturli (che rappresenta la Maddalena da giovane), per uno spettacolo che incanta gli occhi e l’ascolto dal primo all’ultimo minuto della rappresentazione…
>> SEGUE SU PALCOWEB.IT
http://www.palcoweb.it/Argomenti/2009/maddalena/
Appuntamenti a Teatro
“Maddalena – Il grido di dolore per la morte Dio”, per la regia di Filippo d’Alessio, con Maddalena Rizzi e Simona Menturli, sarà rappresentato in due teatri di Roma:
al Teatro Argot (Via Natale del Grande 27) dal 12 al 15 marzo. Info 06.5898111 – Sito web: http://www.argot.it/index.htm
al Teatro Tor Bella Monaca (Via Bruno Cirino) dal 17 al 18 marzo. Info 06.2010579 – Sito web: http://www.teatrotorbellamonaca.it/
LIVE! Ascolti record al primo colpo di Bill Guttentag
La morte in diretta Tv
recensione di Osvaldo Contenti
Alla disperata ricerca di aumentare lo share e gli annessi introiti pubblicitari, la dirigente di un’emittente televisiva, Katy Courbet (Eva Mendes), concepisce un reality in cui il “gioco” della roulette russa decreterà la morte di uno dei concorrenti.
Una morte agghiacciante, in diretta televisiva, che “LIVE! ASCOLTI RECORD AL PRIMO COLPO”, a firma del regista Bill Guttentag, ci propone con un chiaro intento paradossale e provocatorio. Non tanto per ventilare l’ipotesi che ciò possa realmente accadere. Ma per avvertirci dei rischi di spettacolarizzazione del dolore che alcuni reality stanno effettivamente correndo, veicolando al pubblico televisivo dei format altamente morbosi, in cui è prevista tout court l’umiliazione pubblica di uno o più partecipanti di un tale programma, per una sorta di aberrante gogna mediatica che deve farci riflettere…
>> SEGUE SU PALCOWEB.IT
http://www.palcoweb.it/Argomenti/2009/evamendes/
Il ritratto di Shakespeare e Orazio Flacco

Il ritratto in questione è a firma del pittore fiammingo Cornelis Janssen e sarebbe stato realizzato nel 1610, quando William Shakespeare aveva 46 anni. Secondo Stanley Wells, presidente del Shakespeare Birthplace Trust, questo sarebbe l’unico ritratto eseguito mentre il drammaturgo di Stratford-upon-Avon era ancora in vita. Un ritratto conservato per generazioni dalla famiglia dell’esperto d’arte Alec Cobbe, imparentata alla lontana con il mecenate del Bardo, Henry Wriothesley, conte di Southampton.
Fino qui la cronaca del ritrovamento. Ma vista la foto del ritratto pubblicata sul web, ingrandendola, nella parte superiore vi ho scoperto la scritta in latino: “Principum amicitias!”, che dopo una ricerca on line ho trovato attribuita a Orazio Flacco, precisamente nel libro II delle sue “Odi”, denominato “Carminum” (o “Carmina”, altrimenti detto), guarda caso dedicato a Gaio Clinio Mecenate, protettore sia di Ovidio che di Orazio. Una pura coincidenza? Oppure, come penso, l’autore del quadro, riferendosi all’opera di Orazio Flacco, ha voluto rimarcare il mecenatismo del conte di Southampton nei confronti di Shakespeare?
N.B. Il ritratto di Shakespeare sarà esposto alla mostra Shakespeare Found a Stratford-upon-Avon fino al 6 settembre 2009.
SGUARDI
Astrarsi, per un attimo, dalle parole di una persona amica che ti parla di sé. Per concentrarsi sul suo sguardo, che molte volte ha il potere di raccontare 1000 cose in più di quanto non possano fare le parole! Poi, rammentare e “fotografare” quello sguardo, per fissarlo, ripetuto, su una tela. Che a sua volta racconterà altre storie di quella persona. Come se la stessa diventasse un libro scritto con i lemmi delle sue ombre, della sua bocca e dei suoi occhi. Come se fosse un logogramma scaturito da delle espressioni somatiche.
WATCHMEN di Zack Snyder
Supereroi che cambiano la Storia!
recensione di Osvaldo Contenti
Watchmen è l’ennesima icona del mondo dei fumetti che viene traslata sul grande schermo. Quindi, nulla di nuovo, si potrebbe pensare. Ma non è così!
Perché stavolta ci troviamo di fronte ad un grande fumetto d’autore, dato che le firme dei suoi creatori inglesi, il disegnatore e artista Dave Gibbons e lo scrittore Alan Moore, che ne ha sempre curato i testi, vengono unanimemente collocate nell’Olimpo delle Graphic Novel internazionali.
Dove la sigla “G.N.” sta a sottolineare un tipo di fumetto simile alle caratteristiche di un romanzo, compresa l’ampiezza inusitata per degli albi relativi a dei comics. Albi che per quanto riguarda il Watchmen a fumetti assommano a sole 12 splendide pubblicazioni, curate dalla DC Comics (databili dal 1986), che ormai risultano pressoché introvabili.
>> SEGUE SU PITTURAEDINTORNI.IT
http://www.pitturaedintorni.it/artmovie.htm



