Arte e pensieri di Osvaldo Contenti

un artista mostra e spiega le sue opere

“I GIORNI DELL’ACQUA” di Rossella Renzi

i_giorni_dellacqua__copertina_427
 

Grazie alla stima reciproca che regola i miei recenti ma già saldi rapporti con il capace, sensibile e dotto editore Gian Franco Fabbri, per la prima volta, e dietro invito dello stesso, mi sono cimentato a comporre la prefazione di uno straordinario volumetto di poesie, “I GIORNI DELL’ACQUA”, di Rossella Renzi., pubblicato dalla Casa Editrice L’Arcolaio. Un’esperienza  andata ad aggiungersi a quella di migliaia di articoli giornalistici redatti per varie testate cartacee o telematiche, ma che costituendo un personale inedito mi ha elettrizzato non poco nell’impegno di stilare tale testo introduttivo. Il tutto, debbo dirlo, facilitato anche dalla trascinante espressività delle liriche di Rossella, con le quali mi sono sentito subito in sintonia. Risultato: prefazione composta in una sola mattinata, senza indugi e ripensamenti. Una felicissima simbiosi e una mia “prima volta”, che ora intendo condividere con gli amici di questa comunità in rete, favorendo, grazie al placet dell’editore, un brano della mia prefazione e una poesia di Rossella Renzi, assieme al link per l’acquisto on line del suo preziosissimo libro. Ciao e buona lettura!

      

Un brano della mia prefazione:

 

Il richiamo agli elementi naturali è una presenza costante e immanente nella raccolta di poesie “I giorni dell’acqua” di Rossella  Renzi.

Una rievocazione insolita in tempi ipertecnologici come i nostri, ma proprio per questo madida di significati dimenticati, di umori nascosti e di riletture neo-totemiche che non mancano di sorprenderci ad ogni nuovo rigo di lettura.

Questo in una rinnovata visione panteistica, in cui non solo Dio è percettibilmente nel tutto, ma le donne e gli uomini riscoprono il senso del Tutto tramite i segnali elargiti dalla natura.

In un ambiente che non è un’illusoria Arcadia, bensì il riuscito e tangibile tentativo di arrivare al dono della conoscenza tramite un’“ecologia della mente”, una pulizia interiore in cui “l’odore delle cose”,  i germogli inchiodati” o  l’urlo marino” ci riportano  al contatto diretto con ciò che ci circonda e che chiamiamo ecosistema.

Del resto, in tal senso, i quattro capitoli contenenti le liriche di Rossella, così intitolati: “Di madre terra”, “Come cenere”, “Fra le mani” e “I giorni dell’acqua”, sono già esplicativi dei loro rispettivi contenuti.

Anche se la sorpresa dei versi dal significato sospeso, spesso duplice o marcatamente metafisico, non pone tregua ad un’attenta lettura, che sempre deve farsi portavoce di una possibile traduzione altra, tra le righe, pur nella composta comprensione del messaggio più evidente.

Poi, la poetessa, declinando in soggetto gli oggetti della natura, trova il modo di tradurre sulla sua futura prole la culla della vita rappresentata dall’acqua.

Ed è così che sgorgano, è il caso di dirlo, vibranti versi d’acqua come: “Fuori sarà il diluvio / tu la goccia sull’orlo di una foglia…”, così amorevoli e protettivi tali che solo una madre può immaginare e generare…

 

Una poesia di Rossella Renzi:

 

Tremano le mani

in ogni angolo della casa

dove alloggiano le ore più dure

i lividi sulle braccia e gli occhi

sulla carne incisi a fuoco.

Conservo con cura ogni goccia che cade,

il bianco delle ossa,

l’ombra curva della madre.

 

Per l’acquisto on line del libro “I GIORNI DELL’ACQUA” cliccate sull’indirizzo della Casa Editrice L’Arcolaio sito in:

 

http://78.6.11.203/Arcolaio/

 

 

GIORNI MANOMESSI DI ROBERTO CECCARINI

giorni_manomessi__copertina_586 

 

Quando la poesia sposa la metafisica
recensione di Osvaldo Contenti

Credo che Giorgio De Chirico avrebbe apprezzato molto le poesie di Roberto Ceccarini. Dico questo perché le liriche raccolte nel volume intitolato “GIORNI MANOMESSI”, pubblicato dalla casa editrice L’arcolaio di Gian Franco Fabbri, secondo me hanno delle fortissime attinenze con l’impianto metafisico dell’artista di Volos.
Infatti, tanto per cominciare, inizialmente entrambi gli autori rivolgono il loro sguardo verso il passato per confrontarsi col presente: De Chirico lo fece indirizzandosi verso i ruderi della classicità greca e romana, mentre Ceccarini, nel primo capitolo del libro, intitolato La guerra sparita, lo fa esaminando le macerie del secondo conflitto mondiale, i Giorni manomessi, quelli del titolo del libro, dove “i vivi cercano i morti”.    
Un impressionante abbrivio comune che poi si concretizza in analogie ancora più stringenti, in quanto il poeta di Latina sembra aderire perfettamente a certe raffigurazioni di Piazze e Torri rappresentate a suo tempo dal Maestro della metafisica...

SEGUE SU PALCOWEB.IT >>

http://www.palcoweb.it/Argomenti/2009/robertoceccarini/

In Libreria e on line

Il volume di poesie “GIORNI MANOMESSI” di Roberto Ceccarini, con la prefazione di Giacomo Cerrai e le fotografie di Anna Di Prospero, pubblicato dalla casa editrice L’arcolaio di Gian Franco Fabbri, è acquistabile nelle librerie e on line all’indirizzo web: www.editricelarcolaio.it

 

BUCARE LA POLVERE di Katia Zattoni

bucare_la_polvere__copertina_580 

 

Quotidiani messaggi nella bottiglia

recensione di Osvaldo Contenti

“Sto sulla soglia e lascio / netti graffi di unghia / sul rosario delle esperienze / che ancora non vedo arrivare. / Dalle fauci voraci del tempo, / puzza di muffa e grumi di polvere / dal sapore d’unto ormai secco. / E intanto mi faccio bolla d’aria / nel mare che s’agita all’intorno”.

La poesia di Katia Zattoni che avete appena letto, intitolata Sto sulla soglia, è emblematica perché più di altre segnala l’indirizzo poetico a cui l’autrice aspira di rivolgersi per cercare di inoltrare una sorta di “messaggi nella bottiglia” (la metaforica “bolla d’aria” dei versi anzidetti).

Con la peculiarità che tali messaggi non si rivolgono a dei possibili e improbabili soccorritori, ma ad altri naufraghi della vita quotidiana, che al pari della poetessa sono come dispersi “nel mare che s’agita all’intorno”.

Perciò, nel volumetto di poesie “BUCARE LA POLVERE” (pubblicato dalla casa editrice L’arcolaio di Gian Franco Fabbri), d’un tratto è lampante scoprire che i destinatari di quelle  “missive poetiche” siamo tutti noi, consci o meno del fatto di esserci smarriti in un oceano di nonsensi verbali o di “sciattume rinvoltolato”, come scrive, con molta efficacia espressiva, la poetessa forlivese…

SEGUE SU PALCOWEB.IT >>

http://www.palcoweb.it/Argomenti/2009/KatiaZattoni/

In Rete

Sito della casa editrice L’arcolaio:
http://www.editricelarcolaio.it/

LA POETESSA CARLA DE BELLIS AL CAFF LETTERARIO

LA POETESSA CARLA DE BELLIS E IL SINDACATO NAZIONALE SCRITTORI PROTAGONISTI DELLA RASSEGNA SINERGIE D'ARTE AL CAFFÈ LETTERARIO
 

Gentili amici,
eccoci a voi per ricordarvi il nostro prossimo appuntamento settimanale al Caffè Letterario di Roma per la rassegna "Sinergie d'Arte", ciclo d'incontri di poesia, arte visiva e musica, a cura di Autori Online.
Mercoledì 25 febbraio, alle ore 18, sarà presentato il libro di Carla De Bellis "Le perle di Endimione - Versi in forma di Haiku" (Edizioni Empiria, 2008). Interverrà il poeta Francesco De Girolamo; musiche originali al Dulcimer: Pino Mereu.
L'iniziativa godrà del patrocinio del Sindacato Nazionale Scrittori nonchè del sostegno delle Biblioteche del Comune di Roma, ed in particolare della sede delle Biblioteche ubicata all'interno del Caffè Letterario.
Come sempre, l'incontro sarà arricchito dal reading poetico dei poeti presenti in sala, la cui Antologia è in corso di pubblicazione a cura delle Edizioni Artescrittura.
Dalle stesse Edizioni Artescrittura sarà inoltre pubblicata l'antologia del Premio letterario online POESIA SOCIALE E DELLA PACE. La scadenza per l'invio dei testi è il 28 febbraio. Se volete partecipare alla selezione, dovete inviare le vostre poesie (naturalmente in tema con l'oggetto del concorso) alla casella di posta elettronica: artescrittura@gmail.com
Vi attendiamo dunque al Caffè Letterario, via Ostiense 95, Roma, ingresso libero.
 
FONTE:

Giancarlo Bruschini, Massimo Nardi
Sinergie d'Arte - Autori Online
http://www.autorionline.org

 

STANZE DEL VIAGGIATORE VIRALE di Giovanni Turra Zan

stanze_del_viaggiatore_virale__copertina_430
 

 

Percorsi seducenti dentro pagine taglienti

recensione di Osvaldo Contenti

 

Il tema del viaggio, esterno o interiore che sia, è presente in ogni pagina di questo affascinate ma insidioso libro di poesie.

Affascinante perché leggendolo agiremo da semi-clandestini, in quanto il poeta Giovanni Turra Zan non prevede alcun biglietto omaggio o sconto particolare per i viaggiatori-lettori. Il viaggio, insomma, andrà meritato e non consumato. E con un posto non accanto al finestrino panoramico, ma sul predellino della vita, o magari attaccati all’ultima carrozza di un treno che rasenta il vuoto, il che costituirà l’insidia di questo tragitto poetico.

Ora, però, non abbiate paura, perché l’autore ogni tanto ci darà una benevola occhiata, tendendoci la mano proprio quando rischieremo di perderci o di cadere nel vuoto di cui sopra.

Già, il vuoto. Proprio quello che abbiamo tutto attorno, ma che spesso non riusciamo a vedere perché coperto ad arte da delle smisurate concessionarie di auto, da megamanifesti pubblicitari e da hotel a cinque stelle sontuosi fuori e caduchi dentro.

Un sistema di voluttuose e stratificate paratie per celare il nulla che regna sovrano, ma che il poeta sa disvelare non solo all’esterno ma anche all’interno di noi stessi.

 

>> SEGUE SU PALCOWEB.IT

http://www.palcoweb.it/Argomenti/2009/stanze/

Sito della casa editrice L’arcolaio di Gian Franco Fabbri:
www.editricelarcolaio.it

 

HUMUS di Francesco Maria Tipaldi

humus__copertina_libro_358 

 

Attrazione fetale!

recensione di Osvaldo Contenti

Cosa può vedere o pensare un non-nato? E mentre “Preme il sangue nel fango fetale” quali visioni lo inquietano, quali rumori lo incuriosiscono, proprio quando “La terra dà le grida del parto”?

Francesco Maria Tipaldi, nel suo straordinario volumetto di viaggio-poesie intitolato “HUMUS” (Casa editrice L’arcolaio, di Gian Franco Fabbri), ha lo sfacciato ardire di svelarci tutto questo! E molto altro ancora…

Nel farlo, adotta una sorta di allotropia semantica, in cui, per doppia etimologia, egli è il feto e il narratore esterno, la voce fuori campo e dentro il campo… uterino, pur essendo la medesima persona-non-persona.

In ciò, supera agilmente le barriere del “non essere” shakespeariano, calamitato com’è da quella ineffabile “attrazione fetale” di cui già si comprendeva il richiamo ne “La culla” (Edizioni LietoColle, 2006), prima raccolta di liriche del Nostro.

(>> SEGUE SU PALCOWEB.IT)

 

Unispiratissima poesia di Girasole

il_giardino_dellarte__di_o._contenti_546_01 

 

In tutti i blog vige la regola non scritta per la quale i contenuti-cardine di un post non vanno ripubblicati, onde evitare inutili e fastidiose ridondanze. Ma questa volta l’eccezione è d’obbligo, perché la blogger “Girasole”, de LASTAMPA.it, nel post “Guardando un quadro” del 20/10/08, ha dedicato una sua bellissima poesia alla mia opera intitolata “Il giardino dell’Arte”, postata lo scorso 2 ottobre su questo stesso blog. Ed ecco perché ora ritrovate tale opera a corredo di questo post, reinserita al fine di accompagnare al meglio i versi poetici all’opera che li ha direttamente ispirati. Eccovi di seguito la poesia della blogger Girasole, tratta dal suo blog “A ruota libera”.

Hai occhi rapiti dal nulla
nessun  tremore li ravviva
né le labbra si protendono
verso un sorriso.

Indecifrabili pensieri
arricciano i capelli
sparpagliati sul domani.

Piccole ali  ti sfiorano il sonno
e ornando il tuo seno
raccontano di te.

Chiudo ringraziando di cuore la blogger Girasole, che oltre all’indubbia sensibilità introspettiva rivela un talento poetico di eccezionale livello! Un giudizio che per il Ministro Gelmini dovrebbe essere traslato e avvilito solo in un burocratico, spento e laconico: 9 in pagella. Che tristezza!

 

Gioacchino Belli, un pericoloso terrorista?

Ai romani con un minimo di cultura e memoria storica è venuto da sganasciarsi dalle risate quando l’Osservatore Romano, esagerando a dir poco, ha titolato un suo articolo: “I vili attacchi al Papa - Anche questo è terrorismo”, riferendosi alle tiepide battute pronunciate da Andrea Rivera dal palco del concertone del 1° Maggio. Perché proprio la città di Roma, da secoli, è abituata a satira ben più ardita, corrosiva e piccante. Ad esempio, quella lasciataci dal grande poeta di Roma Gioacchino Belli (1791-1863), il quale mise in rima, in oltre 2200 sonetti, tutto e di più, sbeffeggiando ogni potente, compreso chi risiede nel Vaticano. Il tutto in nome di quel sano principio, adesso conclamato, secondo il quale la satira è il sale che dà sapore alla democrazia. Altrimenti, se così non fosse, anche il poeta Gioacchino Belli, se fosse ancora tra noi, verrebbe considerato un pericoloso terrorista? Per facilitare la riflessione su tale interrogativo, di seguito vi offro due sonetti del Belli, non solo di pregevole fattura, ma con contenuti ad hoc relativamente al tema trattato in questo post. Buona lettura e buona riflessione.         

Er Papa

Iddio nun vò ch’er Papa piji moje
pe nun mette a sto monno antri papetti:
sinnò ali Cardinali, poveretti,
je resterebbe un cazzo da riccoje.

Ma er Papa a genio suo pò legà e scioje
tutti li nodi lenti e quelli stretti.
ce pò scommunicà, fa benedetti,
e dacce a tutti indove coje coje.

E inortr’a questo che lui scioje e lega,
porta du’ chiave pe dacce l’avviso
che qua lui opre e lui serra bottega.

Quer trerregno che poi pare un suppriso
vò dí che lui commanna e se ne frega
ar monno, in purgatorio e in paradiso

Li padroni de Roma

Eccheve li padroni c'a nnoi guitti
Ce cuscineno mejjo de li cochi,
Ché spesso sce trovamo tra ddu' fochi
E da tutte le parte semo fritti.

Prima viè er Papa a conzolà l'affritti:
Doppo, li Cardinali, e nnun zò ppochi:
Poi viè cquell'antra fila de bbizzochi
De li Prelati, e mmette fora editti.

Dietro a li Cardinali e a li Prelati
Viengheno a ffà le carte sti Margutti
De capi de le regole de frati.

Poi viengheno a ttajjà la testa ar toro
L'Immasciatori, e ppoi prima de tutti
Le donne bbelle e li mariti lòro.

“La culla” di Francesco Maria Tipaldi

“La culla” di Francesco Maria Tipaldi
Poesie argonautiche

recensione di Osvaldo Contenti


Non c’è poeta più radicalmente lunare di Francesco Maria Tipaldi. Poiché la sua notte profonda ha origine da dove Tutto ha origine: l’oscurità del grembo materno. Ed è da quella notte uterina, fatta di carne e sangue, che il poeta trae spunto (forse, memoria) per cantare le sue lodi alla vita e alla non vita.

Siamo uomini non morti (o morti solo per metà) tra le favole senza morale…”, scrive, infatti, l’autore nei suoi Vespri. Rammentandosi e rammentandoci quel poco che siamo: chimica sospesa tra l’essere e il divenire, grazie a una Dea Madre che però più nessuno idolatra.

Invece, Francesco Maria ricorda ed è grato alla Dea. Concependo, egli stesso, la sua avventura umana come quella di un argonauta sbarcato in un mondo [... segue su Palcoweb.it]